24 luglio 2016

Welcome to: COPLAND

Un poliziesco drammatico dall'ambientazione inusuale: una cittadina dove i poliziotti di New York vanno a vivere e creano il loro porto sicuro, per le loro famiglie ma anche per i loro traffici loschi. La fittizia Garrison nel New Jersey è la "terra degli sbirri", un posto popolato da tutori della legge ma senza regole nella pratica, una sorta di riflesso sfortunato della New York al di là del ponte e che prima dei Sopranos ci mostra il rapporto pendolare del crimine tra i mondi separati dal fiume Jersey.

Una ambientazione inusuale, newyorkese di rimbalzo e periferica, per dei personaggi altrettanto particolari: un timido poliziotto locale trattato come lo scemo del villaggio, dei boss mafiosi di seconda fascia, un fuggiasco che ha finto la propria morte, un poco rispettato tenente della disciplinare e un clan di poliziotti corrotti che funge praticamente da giunta cittadina, decidendo nella pratica tutto quello che succede e non succede a Garrison. Da questi presupposti si dipana un grande e solido poliziesco a tinte fosche, uno dei migliori della decade dei novanta.

Copland, del 1997, è un film che a ventuno anni di distanza è evidentemente invecchiato bene ma che alla sua uscita fu recepito tiepidamente. Non venne preso male eh, ma nemmeno all'altezza delle aspettative stellari che si avevano dato il cast eccezionale; come Heat pochi anni prima, altro film con De Niro che ebbe alla sua uscita un clamore gigantesco dato principalmente dal cast, è un film che ha beneficiato di un consenso postumo crescente, lento e costante ma se andiamo a leggere le critiche dell'epoca ancora più di Heat può essere un ammonimento sul boomerang che può diventare un cast così impegnativo nei confronti del film.

Il regista James Mangold ricorda che c'era così tanta attesa e pressione per il suo film, che per le aspettative doveva essere di volta in volta "il nuovo Pulp Fiction" o il nuovo "Quei bravi ragazzi", che quando uscì nonostante piacque una reazione diffusa fu "mi aspettavo di più, con un cast del genere!". Addirittura l'interpretazione di un imbolsito e remissivo Stallone che oggi viene ricordata giustamente come una delle sue più interessanti venne presa come "moscia", poco carismatica, e l'attore per questa sua voglia di distaccarsi dal ruolo di macho d'azione perseguito nella decade precedente venne quasi biasimato, liquidato come velleitario, inadatto o in cerca confusamente di una direzione, faticando da lì in poi a trovare scritture per molti anni.

Il film inizia a New York prendendo una piega quasi scorsesiana su un omicidio da insabbiare e uno da inscenare ma superato il fiume, dove tutti i protagonisti vivono e i nodi vengono al pettine, il film di Mangold assume i toni del racconto morale e del western, con lo sceriffo in disgrazia che si scontra con i potenti e arroganti signori della città per redimere l'onore di chi ha cuore e per ritrovare la sua dignità. Nella 4 Aces tavern, l'unico bar della città, il saloon del nostro western, con le pareti tappezzate di memorabilia di polizia, si incrociano le storie di tutti e sfumano una nell'altra fino a diventare indissolubili, dalle conseguenze tragiche e inevitabili.

Copland è un film che bilancia il cast importante con sobrietà, cercando di punteggiare il suo ritmo lento e cupo con una coralità molto controllata in cui nessuna delle star primeggia sulle altre o gigioneggia. Quella che all'epoca venne spesso tacciata di essere poco carismatica è in realtà una regia di polso, che tiene a bada lo star-power ed è finalizzata al racconto, alla caratterizzazione umana più che alla giostra dello screentime di facce celebri e in cui gli interpreti così funzionali alla storia forniscono alcune delle loro migliori prove prima del decennio dei duemiladieci, che sarà professionalmente in flessione per pressoché tutti.