01 settembre 2017

Venezia 74, Guillermo del Toro incanta il Festival con The Shape of Water

Il regista messicano convince in sala, ma è anche protagonista sui social e in conferenza stampa

 

Venezia 74 ha calato i suoi primi due assi hollywoodiani e né DownsizingThe Shape of Water hanno deluso le aspettative. Per entrambi si parla già di possibili premi alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, ma anche ai prossimi Oscar.

 

Guarda il primo teaser di Downsizing, il nuovo film di Alexander Payne con Matt Damon

 

Dopo la fantascienza ambientalista del lavoro di Alexander Payne con Matt Damon, a conquistare ancora di più i cuori della critica e del pubblico veneziani è stata la pellicola diretta da Guillermo del Toro, che racconta della particolare relazione che si crea tra un'addetta alle pulizie muta, interpretata da Sally Hawkins, e una misteriosa creatura anfibia.

 

Oltre all'ottima accoglienza ricevuta in sala, il regista messicano è stato il grande mattatore anche durante la conferenza stampa, in cui tra le altre cose ha parlato del suo rapporto con il genere fantasy: “Il fantasy per me è un genere molto politico, ma come prima cosa bisogna scegliere l’amore sulla paura, nella nostra epoca in cui il cinismo è usato in maniera pervasiva e perversa. La dinamica della Bella e la Bestia, presente anche nel mio film, può essere declinata o in maniera puritana o in una maniera perversa sessualmente. Io ho cercato una terza via, in cui la protagonista si masturba e poi si prepara serena la colazione; con sesso, ma non gratuito”.

 

Guillermo del Toro si è poi lasciato andare con qualche aneddoto curioso legato alla pellicola: “Scrivo delle biografie vere e proprie, molto approfondite e piene di dettagli. Non l’ho fatto solo per la Creatura e per Elisa, per cui ho attinto a una storia che stava scrivendo lei in contemporanea su una donna che diventa pesce. The Shape of Water è come Teorema di Pasolini, con un pesce come entità divina. Sally l’ho incontrata nel 2014 alla festa dei Golden Globe, ero ubriaco e non so cosa le ho detto”.

Riguardo all'ambientazione scelta, Guillermo ha dichiarato: “Siamo nel 1962, ma le tematiche sono quelle tipiche di oggi. Un contesto futuristico, pieno di promesse per il futuro, ma anche si razzismo, sessimo. Con l’assassinio di Kennedy finisce Camelot, la sua fantasia cristallizzata. Un’epoca bella per alcuni, ma non per tutti. La creatura non ha volutamente nome, rappresenta qualcosa di divino, ma anche divisivo, che ogni personaggio guarda in maniera diversa. Elisa con grande amore, chi gestisce il laboratorio con un’arroganza che impedisce di vedere cosa accade realmente. Se la paura non vince sull’amore è un disastro; in questi giorni è difficile parlare di sentimenti e amore. Beatles e Gesù non possono essersi sbagliati tutti e due, e io sto più con i Beatles”.

 

Il messicano si sta rivelando un simpatico protagonista del Festival di Venezia 2017 anche sui social network dove, più che la reazione della critica al suo film, la sua preoccupazione principale è sembrata un'altra...