02 marzo 2017

Uomo contro macchina

È un tema ricorrente nella fantascienza (e non solo) da sempre, molti decenni prima che ci circondassimo davvero di automi intelligenti e gadget parlanti. L’uomo contro la macchina, sia questa un robot, un replicante o magari un’intelligenza artificiale che controlla l’intero pianeta per usarci come pile. Non guarderai più il tuo smartphone nello stesso modo dopo aver letto questa lista di cinque film in cui gli umani affrontano un computer, e non si tratta del PC che si è piantato…
di Alessandro “DocManhattan” Apreda
“Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi”. E ne abbiamo visti, di film fantascienza, che hanno cercato di rubare un briciolo di carisma dal capolavoro di Ridley Scott, o promossi da sinossi a metà tra il ruffiano e la denuncia per furto (“In un futuro alla Blade Runner…”). Nessuno è riuscito mai a dipingere però in modo così efficace e poetico l’incontro/scontro tra l’uomo e i suoi figli, le macchine create a sua immagine e somiglianza, a tal punto da ingannare pure un test Voight-Kampff. Signora storia del cinema, faccia spazio a Roy Batty, il villain androide che alla fine è molto più umano di tanti umani veri.
La curiosità: da dove salta fuori il titolo del film? Dai “trafficanti di attrezzi chirurgici” del romanzo sci-fi di Alan E. Nourse, The Bladerunner (scritto tutto attaccato), ripreso dallo scrittore William S. Burroughs per uno script (Blade Runner) di cui venne usato alla fine da Scott solo il titolo. La storia del film, come noto, è ispirata invece liberamente a un racconto di Philip K. Dick, Il cacciatore di androidi (Do Androids Dream of Electric Sheep?) del 1968.
La prossima volta che stai per mandare al diavolo l’assistente vocale del tuo smartphone, perché non ha capito quello che dici, o il timer del microonde, perché ti ha carbonizzato una cotoletta… beh, ripensaci. È un attimo che il futuro del dominio delle macchine arriva davvero, ci ritroviamo tutti sotto il controllo di Skynet e poi quelli - l’assistente vocale e il microonde - si vendicano. B-movie girato con meno di sette milioni di dollari, il primo Terminator sorprende il mondo intero, trasforma Schwarzenegger in una vera star e dà vita a una serie di seguiti e spin-off che prosegue fino ai giorni nostri. “I’ll be back”: beh, è stato di parola.
La curiosità: Terminator nasce… a Roma. È l’81, James Cameron è in Italia per l’uscita del suo primo lungometraggio, Piraña Paura, e sta poco bene. Una notte, tormentato dalla febbre, sogna il torso di uno scheletro di metallo che si trascina fuori dalle fiamme di un’esplosione, impugnando dei coltelli da cucina. Tornato in California, Cameron scrive il copione di The Terminator (con l’articolo) e in seguito lo vende a una produttrice che conosce, un’ex assistente di Roger Corman di nome Gale Anne Hurd, che in futuro diventerà anche sua moglie. Glielo vende per la esorbitante cifra… di un dollaro.
La prossima volta che stai per mandare al diavolo l’assistente vocale del tuo smartphone, perché non ha capito quello che dici, o il timer del microonde, perché ti ha carbonizzato una cotoletta… beh, ripensaci. È un attimo che il futuro del dominio delle macchine arriva davvero, ci ritroviamo tutti sotto il controllo di Skynet e poi quelli - l’assistente vocale e il microonde - si vendicano. B-movie girato con meno di sette milioni di dollari, il primo Terminator sorprende il mondo intero, trasforma Schwarzenegger in una vera star e dà vita a una serie di seguiti e spin-off che prosegue fino ai giorni nostri. “I’ll be back”: beh, è stato di parola.
La curiosità: Terminator nasce… a Roma. È l’81, James Cameron è in Italia per l’uscita del suo primo lungometraggio, Piraña Paura, e sta poco bene. Una notte, tormentato dalla febbre, sogna il torso di uno scheletro di metallo che si trascina fuori dalle fiamme di un’esplosione, impugnando dei coltelli da cucina. Tornato in California, Cameron scrive il copione di The Terminator (con l’articolo) e in seguito lo vende a una produttrice che conosce, un’ex assistente di Roger Corman di nome Gale Anne Hurd, che in futuro diventerà anche sua moglie. Glielo vende per la esorbitante cifra… di un dollaro.
Dalla raccolta di storie di Isaac Asimov omonima (racconti incentrati sulle celebri tre leggi della robotica) un film del 2004 di Alex Proyas (Il Corvo, Dark City). Il detective Del Spooner (Will Smith) indaga su un caso di omicidio che potrebbe esser stato commesso proprio da un robot, in un futuro prossimo in cui tutti hanno degli automi in casa come domestici. E siccome è tutto il grande regno del product placement, i robot vengono prodotti nel film da una nota azienda che si occupa nel mondo reale di modem, router e network aziendali. Le citazioni di altre opere del geniale scrittore sovietico naturalizzato statunitense si sprecano, e appare a un certo punto anche lo stesso Asimov. Solo che è un gatto.
La curiosità: Sia Will Smith, sia la protagonista femminile del film, Bridget Moynahan, hanno espresso in varie interviste tutto il loro apprezzamento per Alan Tudyk, che ha prestato voce e movenze al robot Sonny. Nell’ultimo film di Star Wars, Rogue One, Tudyk ha fatto lo stesso per il droide K-2SO.
Il mondo del 1999 non è davvero il mondo del 1999, ma una gigantesca simulazione creata dalle macchine per sfruttare gli esseri umani come riserva di energia: da loro creatori a batterie umane in un niente. Quello che succede dopo, quando Neo sceglie la pillola giusta, scopre come stanno davvero le cose e diventa il Prescelto (da Neo a The One), lo sanno tutti. E cioè che ne vengono fuori due sequel assolutamente non all’altezza dell’originale, ma vabbè, pazienza.
La curiosità: I Wachowski chiesero alla Warner 80 milioni di dollari per girare Matrix. La major rispose “Bel tentativo” e gliene diede solo 10, che i due registi usarono per girare la scena iniziale con Carrie-Anne Moss e sostanzialmente i primi dieci minuti della pellicola. Solo quelli. Ma ai produttori quei dieci minuti piacquero a tal punto da convincerli a scucire gli altri milioni: alla fine ne serviranno in tutto 63.
E potremmo citare tanti altri esempi dello scontro tra l’uomo e la macchina, dal videogioco più pericoloso della storia dell’umanità (Wargames - Giochi di guerra) a Tron. Scegliamo però una pellicola più recente, che ripropone il tema dickiano dell’essere artificiale virtualmente indistinguibile da quello biologico, e perciò chiude il cerchio di questa piccola rassegna. In Ex Machina di Alex Garland, un giovane programmatore vince il suo equivalente del fantozziano sorteggione in sala mensa: sarà ospite del suo megadirettore naturale, per cercare di capire se il ginoide creato dal guru, Ava, abbia coscienza di sé e sia in grado di superare il test di Turing, che determina - appunto - se una macchina è in grado di pensare.
La curiosità: Entrambi i protagonisti maschili del film sarebbero diventati personaggi di Star Wars ne Il Risveglio della Forza, su fronti opposti. Domhnall Gleeson il malvagio Generale Hux del Primo Ordine, Oscar Isaac il pilota Poe Dameron.
E potremmo citare tanti altri esempi dello scontro tra l’uomo e la macchina, dal videogioco più pericoloso della storia dell’umanità (Wargames - Giochi di guerra) a Tron. Scegliamo però una pellicola più recente, che ripropone il tema dickiano dell’essere artificiale virtualmente indistinguibile da quello biologico, e perciò chiude il cerchio di questa piccola rassegna. In Ex Machina di Alex Garland, un giovane programmatore vince il suo equivalente del fantozziano sorteggione in sala mensa: sarà ospite del suo megadirettore naturale, per cercare di capire se il ginoide creato dal guru, Ava, abbia coscienza di sé e sia in grado di superare il test di Turing, che determina - appunto - se una macchina è in grado di pensare.
La curiosità: Entrambi i protagonisti maschili del film sarebbero diventati personaggi di Star Wars ne Il Risveglio della Forza, su fronti opposti. Domhnall Gleeson il malvagio Generale Hux del Primo Ordine, Oscar Isaac il pilota Poe Dameron.