11 agosto 2016

S.W.A.T.

Chi è Clark Johnson? E’ un regista principalmente televisivo (un termine che oggigiorno ha perso qualsiasi connotazione negative, e a buon diritto) “prestato” al cinema solo per dirigere S.W.A.T. E se l’è cavata decisamente bene, a partire da una sequenza iniziale tesissima e da una solida direzione direzione di tutto il cast, affiatato e perfettamente caratterizzato. Ovviamente, avere Colin Farrell e Jeremy Renner nella stessa inquadratura aiuta. ma andiamo con ordine.
Gara di baffi fra poliziotti
S.W.A.T. è tratto dall’omonima serie televisiva ed è originariamente ambientato negli anni ’70: una scelta che il regista non mantiene, preferendo adattarlo ai giorni nostril (cioè al 2003). La trama è imbastita su misura per il cast: Jim Street (Farrell) e Brian Gamble (Renner) sono due amici per la pelle e agenti della S.W.A.T., ovvero della squadra dedicata a “armi e tecniche speciali”; durante una rapina Gamble (“nomen omen” che significa “scommessa, rischio”) si rivela troppo impulsivo e irruento, e causa il ferimento di un ostaggio. I due agenti sono perciò allontanati dalla squadra. Sei mesi dopo, però, il capitano Harrelson (Samuel L. Jackson, gigione come al solito) richiama Farrell perché vuole mettere in piedi una squadra decisamente speciale: la squadra, comprendente anche Chris Sanchez (Michelle Rodriguez, efficace come sempre) e Deacon Kaye (LL Cool J in auna dignitosa prova attoriale), riuscirà a bloccare i ripetuti tentativi di fuga dello spacciatore francese Alex Montel – ma intanto, Gamble ha scelto di stare dalla parte sbagliata.
Il solito europeo losco

Se la trama non è delle più originali né delle più realistiche, la regia di Johnson compensa con l’abilità nell’alternare sequenze tesissime, come quella iniziale della rapina in banca, ad altre più rilassate in cui i personaggi hanno spazio per crescere e illustrare le loro motivazioni; ma soprattutto, a lasciare il segno sono le sequenze in cui i rapporti fra i membri della nuova squadra possono diventare stretti in modo credibile. Purtroppo, in questo contesto il ruolo di Gamble appare un po’ sacrificato: sarebbe stato molto interessante fare interagire Renner di più col resto del cast, e la sceneggiatura avrebbe avuto il peso di un avversario davvero minaccioso e credibile, un contrappasso/nemesi per Jim Street, un’anima scura da affiancare a Montel, che è il “cattivo” più ovvio.

Dal punto di vista dell’azione, Johnson esegue un interessante lavoro di macchina a mano, aiutato da un montaggio serrato ma non frenetico né invadente; la sequenza in metropolitana non può non riportare alla mente l’analoga scena di Il Braccio Violento Della Legge di Wililam Friedkin, la scazzottata finale fra I due ex-amici e colleghi è coinvolgente. Tutto considerato, S.W.A.T. è un ottimo prodotto di intrattenimento, ben confezionato e ben diretto.
Il braccio violento di Colin Farrell