14 dicembre 2017

Salma Hayek: un incubo la lavorazione di Frida con Weinstein

L'attrice messicana ha raccontato la tormentata preparazione del suo film più celebrato

 

Anche Salma Hayek si va ad aggiungere al purtroppo lungo, molto lungo, elenco di vittime delle molestie di Harvey Weinstein. L'attrice messicana naturalizzata statunitense ha avuto a che fare con il produttore al centro dello scandalo sessuale scoppiato a Hollywood negli ultimi mesi nel corso della lavorazione di Frida. Mentre stava lavorando all'interpretazione più intensa e apprezzata della sua carriera, che le è valsa una nomination agli Oscar e ai Golden Globe, la star 51enne ha detto numerose volte no a Weinstein, che non l'ha presa affatto bene.

 

Salma Hayek ha raccontato i suoi rapporti con il controverso producer al New York Times: “Harvey Weinstein era un cinefilo appassionato, un uomo che amava il rischio, un talento del cinema, un padre amorevole e un mostro. Per anni è stato il mio mostro. In autunno i giornalisti, su consiglio della mia cara amica Ashley Judd, mi hanno chiesto più volte di parlare, di raccontare un episodio della mia vita con il quale, nonostante il dolore che mi ha provocato, ero convinta di aver fatto pace. Mi ero fatta il lavaggio del cervello pensando che fosse roba passata, l'importante era che fossi sopravvissuta. Non parlavo nascondendomi dietro alla scusa che fosse già abbastanza quello che in tanti avevano rivelato del mio mostro. Pensavo che la mia voce non fosse importante, che non avrebbe fatto la differenza”.

 

Riguardo alle riprese di Frida ha dichiarato che come attrice sarebbe stata retribuita al minimo sindacale con l'aggiunta di un 10 per cento, mentre come produttrice “avrei ricevuto un credito non definito, ma nessun pagamento, cosa peraltro non inusuale per una donna produttrice negli anni Novanta. Lui mi chiese anche di firmare un accordi in base al quale avrei realizzato alcuni altri film con Miramax, e pensai che questo avrebbe rafforzato il mio status. Non mi interessavano i soldi, ero solo felice di lavorare con lui e la sua compagnia e nella mia ingenuità pensavo che i miei sogni si stessero realizzando. Mi aveva dato un'opportunità, mi aveva detto sì. Di lì a breve avrei capito che era venuto il momento di dire no: non aprirgli la porta a qualsiasi ora della notte, hotel dopo hotel, location dopo location, quando si presentava a sorpresa, incluse location in cui stavo girando film con cui non c'entrava niente. Rispondere no alla richiesta di farsi una doccia con lui, di guardarmi mentre mi facevo la doccia, di farmi un massaggio, di lasciare che un suo amico nudo mi facesse un massaggio, di fare sesso orale, di vedermi nuda con un'altra donna”.

 

Dopo i no della Hayek, Weinstein non ha esitato a vendicarsi nel corso delle riprese del film: “Passava da momenti in cui mi sussurrava parole dolci all'orecchio alle grida con cui mi minacciava che mi avrebbe uccisa. 'Non credere che non sia capace di farlo', diceva”.

 

Salma in quell'occasione venne aiutata “da un esercito di angeli che vennero in mio soccorso, come Edward Norton che riscrisse tutto e non volle alcun credito. [...] Weinstein ora era costretto a fare quel film che non avrebbe voluto fare”.

 

Harvey Weinstein però non si fermò: “Un giorno si presentò sul set e contestò la fascia stretta che il personaggio di Firda indossava al posto del reggiseno. Fece uscire tutti dal set tranne me, mi disse che io funzionavo solo perché ero sexy e che in quel film non c'era nulla di sexy e minacciò di bloccare le riprese di un film che nessuno sarebbe stato interessato a vedere. [...] Perché le riprese andassero avanti, voleva che facessi una scena di sesso con un'altra donna, con nudo frontale”. L'attrice gli disse ancora una volta no e come compromesso venne girata una scena di tango con bacio finale.

 

La Hayek lo vide di nuovo alcuni mesi più tardi: “Lo incontrai, mi disse che aveva smesso di fumare, che s'era sposato, che era un altro uomo. Mi disse che con Frida avevamo fatto un bel film. Non ha mai saputo cosa significassero per me quelle parole né quanto mi avesse ferita. Non gli ho mai mostrato quanto avessi paura di lui. [...] Quando l'ho rivisto in situazioni ufficiali, ho sorriso, cercando di ricordare i suoi aspetti positivi, ripetendo a me stessa che ero andata in guerra, e avevo vinto. Gli uomini ci hanno molestate perché potevano farlo. Le donne stanno parlando perché ora lo possono fare”.