23 agosto 2017

Quando la destinazione non è l'unico obiettivo. Easy - Un viaggio facile facile.

Il cinema in generale ha bisogno, oggi più che mai, di storie che si muovano controcorrente. La cinematografia italiana, nelle sue postazioni più avanzate, sembra aver recepito questa esigenza ed Easy - Un viaggio facile facile ne costituisce un ottimo esempio. Di film prodotti o coprodotti dall'Ucraina non ne arrivano molti sui nostri schermi e i pochi che hanno raggiunto le nostre sale erano legati a quanto accaduto a Kiev a partire dal 2013 quando le proteste filoeuropeiste contro il presidente Janukovyč, politicamente fedele a Mosca, sfociarono nelle manifestazioni di Piazza Maidan che lo costrinsero alla fuga provocando la reazione dei russi che considerano l'Ucraina come facente pare del loro bacino di influenza. Nel 2015 avevamo visto The Russian Woodpecker di Chad Gracia che, pur facendo riferimento a un presunto complotto legato all'esplosione nella centrale nucleare di Chernobyl, non perdeva occasione per denunciare una continuità di fatto tra l'oppressione sovietica e il controllo stretto e poliziesco del presente da parte di un governo in gran parte legato a Putin. Under Electric Clouds di Alexey German Jr. confermava il senso di profondo disagio ancora presente dopo tanti anni dalla caduta dei Soviet raccontando, dal punto di vista ucraino, una Russia perduta in una sorta di terra di nessuno in cui il putinismo al potere alimenta un'interessata amnesia collettiva. Si arrivava poi con Winter on Fire alla narrazione dei 93 giorni della rivolta di Piazza Maidan fino al primo spargimento di sangue da parte delle cosiddette forze dell'ordine. Con questo tipo di premesse (nonché ovviamente con quanto proposto dai media) sarebbe stato facile per Magnani trasformare l'on the road in un viaggio attraverso una terra in cui aleggia ovunque una sensazione di conflitto più o meno latente. L'Ucraina che noi vediamo è invece filtrata dallo sguardo di Isidoro detto Easy il quale nulla sa di filoeuropeismo o di filoputinismo. Quella che lui incontra è un'umanità che vive ancora secondo ritmi dettati da una civiltà contadina in cui l'ambito naturale ha ancora un suo valore e in cui i riti hanno conservato una forte valenza simbolica. La stessa polizia è impegnata a fare il suo lavoro, come tutte le polizie del mondo, senza particolare protervia e con un po' di dabbenaggine che permetta di suscitare un sorriso. Siamo così di fronte cinema che sappia guardare anche alla vita quotidiana sapendola leggere con la necessaria levità che non ha nulla di superficiale ma che, anzi, aiuta a comprendere meglio gli altri costruendo ponti invece di innalzare muri tenuti insieme dal cemento delle ideologie. Se ne sentiva il bisogno come ha testimoniato il successo di pubblico ottenuto dal film al Festival di Locarno.