03 aprile 2016

Più fantasy e più moderne, le grandi favole live action al cinema

A partire dal successo di Alice in Wonderland di Tim Burton le favole classiche hanno cominciato a tornare con maggior decisione sullo schermo in una versione live action e, per differenziarsi dal passato, l'hanno fatto con un tono fantasy. Da quel lavoro di adattamento e stravolgimento al tempo stesso è nato un filone che ha cominciato a rimettere in scena per un altro tipo di pubblico i personaggi più conosciuti. Ci sono state le versioni steampunk di Hansel e Gretel cacciatori di streghe come quelle puramente mitologiche di Maleficent, c'è stata la trasposizione di Jack e i giganti (ovvero Jack e la pianta di fagioli) o ancora Biancaneve di Tarsem Singh. Ogni volta un'espansione delle origini, delle motivazioni e della mitologia della fiaba in questione. Ora Il cacciatore e la regina di ghiaccio parte dal successo di Biancaneve e il cacciatore per approfondire il rapporto tra la regina malvagia di Charlize Theron e il cacciatore di Chris Hemsworth. Di nuovo fantasy e approfondimento, dall'adattamento di un classico in un mondo più fantasy (e quindi più cupo e minaccioso anziché solare e favolistico) alla sua espansione. Dalla favola alla pura mitologia.
Il passaggio è annunciato anche per gli altri adattamenti, sebbene la storia recente del cinema insegni che le favole sono già diventate cinema live action, acquistando in modernità e perdendo probabilmente un filo d'innocenza o forse recuperando qualcosa, cioè l'efferatezza originaria. In compagnia dei lupi Neil Jordan utilizza costumi e scenografie classiche, costruisce e ambienta il suo Cappuccetto Rosso nel periodo giusto e nel mondo giusto ma lo contamina con uno sguardo adulto. Non vuole espandere niente, vuole capire cosa ci sia dietro. È la carne l'unica cosa a contare e quel mondo minaccioso in cui la protagonista sembra sempre in pericolo, nasconde una forte attrattiva sessuale. È quella della bocca grande e denti aguzzi, del timore che nasconde attrazione, mangiare come possedere. Neil Jordan non teme i sottotesti delle favole, li espone. I fratelli Grimm e l'incantevole strega Non c'è nessuna favola nello specifico e ci sono tutte le favole insieme in quest'avventura impossibile ideata da Terry Gilliam che ha al centro i due più noti favolieri. Come in un'impossibile viaggio nell'ispirazione a Gilliam non interessa raccontare qualcosa di coerente ma mettere in scena un mondo mitologico, uno in cui effettivamente il fantastico possa convivere con il reale e abbeverarsene. I fratelli Grimm vivono le avventure che racconteranno in un tripudio di effetti pratici e digitali. Qui di certo c'è una specie di espansione della mitologia, perché è come un gigantesco prequel di ogni storia che verrà, e di certo c'è quella particolare idea di fantasy che Gilliam inserisce in qualsiasi suo lavoro. Cenerentola La migliore delle favole moderne rimesse in scena. Forse perché la più superficialmente tradizionale e sottilmente rivoluzionaria. Kenneth Branagh non rinuncia a nessuno dei luoghi comuni più famosi del mito di Cenerentola ma con fermezza ne rivede le dinamiche di potere. Mai sottomessa e anzi sempre molto fiera, la sua Cenerentola continua a subire le angherie della matrigna e ad agognare un domani migliore ma senza il fare vittimista. Eroina che si salva da sè e conquista la propria felicità invece che damigella in attesa di un principe. Freeway È puro cinema americano anni '90 quello che partorisce Freeway. Riadattamento poliziesco e da highway di "Cappuccetto rosso", in cui Reese Witherspoon è seguita dal lupo Kiefer Sutherland. Siamo nel campo delle trasposizioni e non delle espansioni, è il mondo delle fiabe che cambia di genere e incrocia il noir modernissimo, tramite il corretto tasso di appeal sessuale, cinismo e pericolo. Scarpette rosse La favola è nota ma Powell e Pressburger giocano di sponda. Raccontando la storia di una ballerina che mette in scena un balletto tratto da esso cambiano il tempo (per trovare la loro modernità), aggiornano le dinamiche e sono liberi di prendersi licenze. Il risultato è un melodramma umidissimo nei contenuti e splendido nella forma, la maniera migliore per riconquistare il primato originario della favola, ovvero la sua caratteristica da sogno. Il cinema può creare un incanto e lo può fare con le armi che gli sono proprie, lavorando di recitazione e fotografia, di costumi e di ambienti per raccontare (come sempre), i contrasti della vita contemporanea e la lotta per essere felici, senza rinunciare ad ammaliare lo spettatore.