27 aprile 2016

Cinque personaggi delle serie TV… assolutamente inquietanti

Ci sono quelli che fanno ridere (anche non volendolo), ci sono quelli che ti fanno sognare, per cui fare il tifo, da amare, da odiare. E poi ci sono i personaggi dei serial televisivi inquietanti: ti basta guardarli una volta e ti si infilano sotto pelle, piacevoli come una sinfonia di unghie su una lavagna. Palloncini da clown, trollaggio fantasy e demoni eleganti: cinque personaggi dei telefilm che non volete ricordare prima di andare a dormire…

di Alessandro “DocManhattan” Apreda
Se lo guardi così, di sfuggita, con la sua giacchetta giallo limone, Lee può sembrare al massimo un assicuratore dal guardaroba disastrato. Ma chi ha visto la serie inglese Utopia sa quanto inquietante possa diventare questo tizio col taglio di capelli da cosplayer ante litteram del cantante dei The Kolors. Cosa vuole, Lee, torturatore al soldo del misterioso Network? Evitare che la verità venga a galla, ed è determinato a fare qualunque cosa pur di riuscirci, come un automobilista che ha perso una moneta da due euro sotto il sedile. Insieme al povero Arby - che per molti tratti è parecchio più inquietante di lui, ma ha una storia superdrammatica alle spalle per attirarsi un minimo di comprensione da parte dello spettatore - forma una delle coppie più letali e spietate della storia della TV. Due Grattacheccha e Fichetto dei Simpson in carne, ossa e uvetta.
La curiosità: l’attore che interpreta Lee, Paul Ready, aveva una particina nel film Gwyn - Principessa dei ladri, versione juniores della storia di Robin Hood con la figlia dell’arciere (Keira Knightley) come protagonista.

L’inappuntabile razionalità di un tizio che per mestiere tortura la gente e va in giro vestito malissimo.

Chiedetelo a qualcuno più grande di voi: il vostro papà, una zia, un vicino di casa. Vi dirà che I segreti di Twin Peaks, al suo arrivo in Italia, nel’91, è stato IL GRANDE INGANNO: vittime della martellante pubblicità su Canale 5, intere famiglie italiane si aspettavano un giallo tradizionale, da guardare tutti insieme in salotto, #einvece. Quando il “chi ha ucciso Laura Palmer” inizia a tirare in ballo personaggi e situazioni strani, una fetta di pubblico adulto abbandona il suo posto sul divano, e a scimmiarsi con il mondo di Twin Peaks resta quello più giovane e/o amante di Lynch. Bene, ora se cercate la definizione di “personaggi strani”, ci trovate una foto di Bob. Un’entità proveniente da un mondo fatto di male assoluto, che si impossessa delle persone per compiere atti efferati e lascia sotto le unghie delle sue vittime una lettera. Se le metti tutte insieme, formano la scritta “Robert”. Oppure “Paura, eh?”.
La curiosità: Frank Silva, il Bob della serie, faceva… lo scenografo per Twin Peaks. Rimasto intrappolato in una stanza, mentre spostava dei mobili per le riprese dell’episodio pilota, incuriosì David Lynch, che lo trovò così inquietante da piazzarlo in una scena: accovacciato accanto alle sbarre del letto di Laura.
Ah, e comunque indovinate un po’ chi era stato alla fine a far uccidere Laura Palmer...
Dei demoni dalla faccia inquietantissima, vestiti da damerini e dai modi affettati: sono i Gentiluomini (in originale Gentlemen), protagonisti dell’episodio “L’urlo che uccide”, scritto e diretto da Joss Whedon nella quarta stagione di Buffy l’ammazzavampiri. Questi simpatici buontemponi hanno bisogno di cuori umani, e per procurarseli tolgono la voce alle loro potenziali vittime: ti trovi davanti un incubo incarnato che ha appena svaligiato la vetrina di un negozio di completi italiani costosissimi e non puoi neanche gridare per cercare aiuto. Brutta, brutta storia...
La curiosità: per rendere ancora più raccapriccianti questi tipi, a indossare il sorriso mefistofelico e gli abiti dei Gentiluomini vennero chiamati dei mimi. Cosa c’è di più inquietante di un mimo demoniaco? Sì, giusto, un pagliaccio demoniaco. Ci arriviamo tra un attimo.
Immaginate questa scena con in sottofondo Rock'n'roll robot di Alberto Camerini.
Il più grande troll di Game of Thrones/Il Trono di Spade, bastardo per nascita e super-bastardo di indole, che si diverte a torturare la gente, inscenare cacce all’uomo e distruggere fisicamente psicologicamente chi ha la sfortuna di finire oggetto delle sue attenzioni. E fin qui sembrerebbe un semplice supercattivo, un villain supervillano; il punto è che Ramsay Snow, poi Ramsay Bolton dopo aver preso il cognome del padre - proveniente da un’allegra casata il cui simbolo è un uomo scuoiato. Per dire che la mela non è rotolata troppo lontano dall’albero… - alterna le sue azioni da maniaco, quanto fa in qualità di campione dei Sette Regni di sadismo, a delle facce da scemo totale. Quelle risatine, quelle espressioni da chi ha appena tirato fuori una battuta pessima e poi fa finta di niente. Chi, io?
La curiosità: gallese classe ’85, Iwan Rheon, è stato in lizza fino all’ultimo per il ruolo di Jon Snow, andato poi a Kit Harington. Gli showrunner della serie furono comunque colpiti dal suo provino e un paio di anni dopo lo chiamarono a interpretare Ramsay Snow.
Lo si era detto che è un grandissimo troll, no?
Stephen King non è stato il primo a sottolineare come i clown, visti sotto la luce sbagliata, sappiano essere MOLTO inquietanti. Certo è, in ogni caso, che il clown più inquietante di tutti nasce dalla sua macchina da scrivere: il Pennywise di It è un mostro dall’aspetto indefinito che assume i tratti di un pagliaccio infernale, uccide i bambini del romanzo… e terrorizza gli spettatori di qualsiasi età. Nella miniserie TV in due parti del 1990, sotto il trucco di Pennywise c’è l’attore Tim Curry. Una delle frasi più famose del suo Pennywise recita: “Sono l'incubo peggiore che abbiate mai avuto, sono il più spaventoso dei vostri incubi diventato realtà, conosco le vostre paure, vi ammazzerò ad uno ad uno”. Detto da un pagliaccio che spunta da un tombino fa davvero un certo effetto.
La curiosità: It è uno dei romanzi più lunghi tra quelli scritti da Stephen King: la versione originale conta più di 1.100 pagine. Lo scrittore dichiarò in un’intervista che se avesse dovuto occuparsi lui della trasposizione televisiva, ne sarebbe venuta fuori una serie lunga almeno 32 ore.
“Lo vuoi un palloncino? Galleggiano, galleggiano tutti e anche tu galleggerai…”. Uh, grazie, come se avessi accettato.