15 febbraio 2017

Mockumentary, quasi vero

In inglese si chiamano mockumentary, cioè falsi documentari: sono opere di fiction, film e serie TV, ma le cui vicende sono girate e raccontate come se si trattasse di eventi reali. A che pro? Quello di farti divertire, perché il taglio serio dei documentari va a nozze soprattutto con un certo tipo di umorismo: se non ci credi, prova a (ri)guardare questi cinque esempi…
di Alessandro “DocManhattan” Apreda
O meglio, Borat - Studio culturale sull'America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan: undici anni fa, l’irriverente comico britannico Sacha Baron Cohen scrive per il grande schermo questo mockumentary dal titolo chilometrico su un giornalista del Kazakistan arrivato negli Stati Uniti per studiarne gli usi. Borat scopre così innumerevoli stranezze del popolo americano… e l’amore per Pamela Anderson. Il film viene candidato all’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale, incassa quasi quindici volte il suo budget e ovviamente fa imbufalire l’intero Kazakistan…
La curiosità: tre anni dopo, nel 2009, esce un altro mockumentary scritto, prodotto e interpretato da Sacha Baron Cohen, Brüno, incentrato su un giornalista di moda austriaco gay alle prese, tra le altre cose, con la settimana della moda a Milano.
Uno dei più famosi mockumentary di tutti i tempi porta la firma di Woody Allen: un falso documentario degli anni Venti sulla vita di Leonard Zelig, uomo capace di trasformarsi completamente, a causa di una misteriosa malattia, a seconda del contesto in cui si trova. Il titolo del film di Allen diede il nome a un celebre locale di cabaret milanese inaugurato poco dopo, nell’86, e questo a sua volta avrebbe ispirato l’omonimo programma televisivo.
La curiosità: per rendere più “autentico” il film sono state adoperate macchine da presa e attrezzature audio degli anni Venti, oltre allo stesso tipo di illuminazione utilizzato all’epoca. Per dare quell’effetto vissuto alle immagini - non c’era il digitale a fare tutto con un filtro in un minuto, ai tempi - è bastato calpestare un po’ la pellicola…
Falsi documentari in TV? C’è la sitcom Modern Family, che racconta con ironia la vita di tre nuclei familiari di Los Angeles, con tutte le variabili culturali, sessuali ed etniche che possono entrare in gioco oggi in una “famiglia moderna”. Otto stagioni, dal 2009 a oggi, e numerosi premi portati a casa, come ventuno Emmy e un Golden Globe.
La curiosità: esistono vari remake di Modern Family realizzati in altri paesi. La versione cilena Familia Moderna, quella greca Moderna Oikogeneia e perfino una iraniana, Haft Sang, clone scena-per-scena non autorizzato in cui sono stati eliminati i personaggi omosessuali e gli episodi durano il doppio di quelli USA, grazie a un ritmo decisamente più lento.
Altro mockumentary storico, diretto e interpretato da Rob Reiner (Stand By Me, La storia fantastica, Harry ti presento Sally), This is Spinal Tap è un’affettuosa parodia delle band della scena rock e heavy metal dell’epoca, dagli AC/DC agli Scorpions, dai KISS agli Aerosmith. All’uscita nelle sale non riscosse particolare successo, salvo poi diventare un film di culto grazie all’home video, apprezzatissimo tra l’altro da vere rockstar come Ozzy Osbourne, Robert Plant o i Nirvana. The Edge, il chitarrista degli U2, dichiara di non aver riso ma di aver pianto, mentre guardava il film, perché This is Spinal Tap descriveva alla perfezione quanto stupido fosse diventato il business del rock in mano alle grandi etichette discografiche.
La curiosità: “Fa molto Spinal Tap” o “È molto Spinal Tap” sono diventate delle frasi comuni, nel mondo della musica USA, per insultare una band sopravvalutata o una sua performance particolarmente sottotono…
Dal genio di Corrado Guzzanti, e da una serie di sketch presentati all’interno del programma Il caso Scafroglia, un film del 2006 sull’approdo di un gruppo di camicie nere su Marte nel 1938. La conquista del “rosso pianeta bolscevico e traditor” in una serie di gag che strizzano l’occhio ai documentari dell’epoca dell’istituto Luce e alla fantascienza super-vintage, tra improbabili avversari (i sassi marziani, i Mimimmi) e, ovviamente, la satira della scena politica attuale. E anche un salto nel futuro, a quel che resta, settant’anni dopo, su Marte del Gerarca Barbagli e dei suoi uomini.
La curiosità: tra le opere citate in Fascisti su Marte ci sono Il grande dittatore, Schindler’s List, 2001 Odissea nello Spazio… e i Teletubbies, in un’allucinazione di Barbagli.