30 gennaio 2018

Meryl Streep: Finalmente sono stata pagata quanto Tom Hanks

Presentando il nuovo film di Steven Spielberg The Post, l'attrice ha confermato di aver avuto la stessa paga del collega

 

Da sempre in prima linea per i diritti delle donne e la parità di trattamento a Hollywood, e non solo, Meryl Streep finalmente ha avuto una paga equa, in linea con quella dei suoi colleghi uomini. È quanto ha confermato l'attrice tre volte premio Oscar alla presentazione della nuova pellicola di Steven Spielberg The Post, interpretata al fianco di Tom Hanks e nei cinema italiani da giovedì 1 febbraio.

 

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Intervistata dalla rivista Amica, alla domanda se per girare il film lei e Tom Hanks sono stati pagati la stessa cifra, la Streep ha risposto: “Sì, esattamente. E le confido una cosa: a Londra un giornalista inglese era quasi scioccato dalla notizia”.

 

Riguardo alla sua “prima volta” sul grande schermo insieme all'attore di Philadelphia e Forrest Gump ha inoltre aggiunto: “Non abbiamo mai lavorato insieme perché… ai vecchi tempi veniva chiesto piuttosto alle ragazze: 'Let’s dance?' Scherzo, ovviamente. In realtà è stata Nora Ephron a farci conoscere. Tom e Norah erano grandi amici, come lei ed io. Grazie a lei ci siamo conosciuti a distanza e poi incontrati su questo set. Norah è stata grande fonte d'ispirazione per tutti noi e mi piacerebbe fosse qui a commentare il momento attuale, il dopo-Trump: nessuno potrebbe farlo in maniera più pungente di lei”.

 

Con Tom Hanks sogna ora di girare una commedia, come ha rivelato a Empire Magazine durante un'intervista “di coppia”: “È fantastico. Mi piacerebbe moltissimo fare insieme qualcosa di divertente, perché tu sei veramente divertente”.

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A proposito del suo personaggio in The Post, la giornalista del Washington Post Katharine Graham, nota per aver sfidato il presidente Richard Nixon, ha invece dichiarato: “Per gli americani Kay Graham è un mito. Vinse anche il Pulitzer con la sua autobiografia. Ma il primo a sfidare tutti fu Daniel Ellsberg, un giornalista-soldato, abbastanza vicino alle istituzioni, che aveva deciso di sfidare la legge anti-spionaggio e di trafugare i documenti segreti chiamati Pentagon Papers. Lui li fece arrivare a Sheehan del New York Times, che aveva rischiato la propria carriera e quella del suo editore e del suo direttore per pubblicarli. Lo fecero per tre giorni di seguito. Poi vennero fermati dal governo”.