08 agosto 2016

Un film così maledetto che la maledizione ce l'ha nel titolo: Cursed

Ci voleva un film come Cursed per confermare a Kevin Williamson che Hollywood non è pronta a dargli fiducia e per mandare definitivamente in malora la carriera di nonno Wes Craven. Quel film del 2005, la cui realizzazione cominciò ben 3 anni prima e attraversò una delle più lunghe e insensate serie di indecisioni, revisioni e ripartenze, è la triste storia di un produttore, Harvey Weinstein, che aveva ormai passato il suo apice creativo ma non si rassegnava ad esercitare il medesimo pugno di ferro di una volta senza però quella medesima capacità di trasformare il caos in oro.

È un film così, uno in cui un morso di un lupo mannaro ti cambia taglio di capelli. Davvero.

Doveva essere un film dell’orrore sui lupi mannari di nuova generazione, un incrocio tra teen movie, critica al mondo dello spettacolo e horror classico in ambientazioni moderne con personaggi molto moderni, doveva insomma essere Kevin Williamson (inventore e sceneggiatore di Scream) con la regia di Wes Craven (regista di Scream ma anche di Nightmare e di tanto horror classico, un mago della suspense più che della paura). Invece è un pasticcio in cui due grandissimi si battono come leoni per cercare di mandare in porto la nave.

Christina Ricci prima di passare al trucco.

Il cast è stato cambiato più volte fino ad arrivare ad essere composto da Christina Ricci e un’allora sconosciuto Jesse Eisenberg per i ruoli principali, affiancati da un cast di contorno di grandi seconde linee ed ex attori di Dawson’s Creek (il primo progetto per la tv di Williamson). Insomma nonostante qualche difficoltà sembrava che le carte ci fossero. Tuttavia una quantità di riscrittura, e soprattutto di riprese fermate, ripartite e poi ricominciate da zero un’ennesima volta hanno creato 3 versioni diverse del film e, stando a chi ci ha lavorato, quella arrivata in sala era la peggiore. Anche perché, partito per essere vietato ai minori di 17 anni, il film è finito per essere buono per i maggiori 13! Il che significa privo di sangue, sesso, efferatezze e tutto quello che dona sapore all’horror.

C’è anche questo.

Con che animo ci mettiamo a guardare un film così? La risposta è: con quello dotato di occhiali piccoli e maglione a collo alto da critico, l’occhio distaccato frutto della prospettiva storica. Perché la parte incredibile di questa storia, in cui addirittura ad un certo una computer grafica poco convincente è stata inserita per sostituire tutto il lavoro e le scene girate con i materiali di Rick Baker, il più grande costruttore di costumi e protesi di Hollywood, particolarmente specializzato in lupi mannari (era quello che aveva curato trucco ed effetti di Un Lupo Mannaro Americano a Londra), è quanto questo film del 2005 suoni in realtà come uno degli anni ‘90. Con una fotografia da Buffy l’ammazzavampiri e un’episodicità nel suo raccontare la trama che sembrano uscire dall’orrore del decennio precedente, Cursed alla fine appare come il tentativo di Harvey Weinstein di rimanere negli anni del suo successo, di ricreare il momento più importante della sua carriera.

Benvenuti nel mondo delle luci fluo di sfondo degli anni ‘90.

Visto oggi Cursed, per quanto incredibile, è un film che vive ancora qualche momento di vera paura, anche se poi è tutto sbilanciato dai molti tagli e dalle molte revisioni, non ha quell’equilibrio che dà ai film l’imbattibile forza per scorrere lisci, eppure lo stesso non manca di ironia, di sofisticazione e di scene di paura che incrociano quelle di suspense come piace a Kevin Williamson. <br />

Probabilmente sia Christina Ricci che Jesse Eisenberg non sono al proprio meglio (c’è anche Nick Offerman in una parte minuscola), eppure come si può sfuggire al fascino retro di quegli interni finali nel museo delle cere? Come si può dire di no ai blu delle strade notturne o alla dolce remissività con cui sono dirette le scene in cui viene incontrato il lupo per la prima volta? Come si può voltare lo sguardo o cambiare canale di fronte alle parti da high school, ancora influenzate dal cinema anni ‘80?<br />

Se Cursed non sarà mai un capolavoro del genere, di certo sarà un simbolo di cosa accadeva con il cinema dell’orrore a metà anni 2000, in quel regno di mezzo tra il fervore perduto degli anni ‘90 e l’arrivo di Jason Blum con la sua politica a budget bassi, registi emergenti e idee stringenti.

Metaforone.

La chiusa della storia è che Cursed, tra mille riprese e cambiamenti di idea, costò 38 milioni di dollari ma ne incassò 29 in tutto il mondo, di cui solo 19 in patria, chiuse la carriera al cinema di Kevin Williamson (che però si è ben consolato con la tv, scrivendo The Vampire Diaries) e mettendo in seria difficoltà quella di Wes Craven. Di lì a poco gli Weinstein avrebbero poi chiuso la Miramax e abbandonato la Dimension Films per aprire un’altra compagnia loro la Weinstein Company. Cursed fu davverol’ultimo film di un’era, l’ultimo grande disastro frutto del desiderio di inseguire il cinema degli anni ‘90 fuori tempo massimo.