18 febbraio 2016

Otto piccoli bastardi: Le Iene, La Cosa e The Hateful Eight

Non so se ne siete al corrente, ma in questi giorni è uscito nei cinema un film che si intitola The Hateful Eight. Che bel film che è The Hateful Eight!
Non siete d'accordo anche voi? Di film così Tarantino non ne faceva da un sacco di tempo. Questo non per dire che abbia fatto film brutti ultimamente, perché Bastardi Senza Gloria e Django Unchained sono delle discrete bombe tendenti al capolavoro totale assoluto. Ma era da un pezzo che non faceva un film in cui tutti i personaggi, dal primo all'ultimo, sono delle merde. Tipo dal 1992. Tipo da Le Iene.

The Hateful Eight

Passo indietro. Dopo aver visto The Hateful Eight, riflettevo con alcuni amici sulle implicazioni della colonna sonora di Ennio Morricone e su come questa fosse un sintomo dell'imprevedibilità di Tarantino. Django Unchained doveva essere il suo primo western e invece si è rivelato un blaxploitation-revenge-Southern-vattelapesca, e ora la storia si ripete: Tarantino fa un altro western! Morricone scrive la colonna sonora del western di Tarantino! E tutti a pensare a quelle volte che Quentin ha raccontato come Il Buono, il Brutto, il Cattivo fosse il suo film preferito e siccome stavolta Morricone gli ha scritto le musiche sarà un western vero, dai, vedrai. E invece ciccia: neanche questo è un western e lo si capisce anche dal fatto che Morricone ha scritto una colonna sonora horror, che include brani scritti per La Cosa di John Carpenter e mai utilizzati. Ma mica è un caso, eh? Niente è casuale nel cinema di Tarantino.

Cose dell'altro mondo

Esaminiamo gli indizi: The Hateful Eight è incentrato su un gruppo di individui dalla dubbia moralità che si ritrovano a dover convivere in un ambiente claustrofobico e isolato dal mondo esterno per via del tempo inclemente. Mentre fuori si scatena la tempesta, dentro monta la paranoia: uno di loro non è chi dice di essere e nessuno può più fidarsi di nessuno. Se vi suona familiare è perché si tratta solamente del canovaccio alla base del libro giallo più famoso di tutti i tempi, Dieci Piccoli Indiani di Agatha Christie. È anche, guarda caso, il modello a cui si ispira (con un bell'assist da Le Montagne della Follia di H. P. Lovecraft) Who Goes There?, il racconto di John W. Campbell da cui è tratto La Cosa. Il genio di Carpenter sta proprio nel capire che, al di là del gore (e degli animatronics di Rob Bottin ancora oggi IN-CRE-DI-BI-LI), è la paranoia l'elemento più importante. Pure Tarantino lo ha capito: “Volevo rendere la sensazione che ho provato la prima volta che ho visto La Cosa al cinema”, ha detto a proposito di The Hateful Eight. “La paranoia era così potente da rimbalzare sulle pareti, finché non aveva altra scelta che riversarsi sul pubblico”.

Iene

Il discorso vale anche per Le Iene. E non è un caso che, quando il film fu presentato al Sundance Festival, un critico disse che aveva avuto sul pubblico lo stesso effetto de L'Arrivo di un Treno alla Stazione di La Ciotat dei fratelli Lumière. Avete presente Superfantozzi, no? La gente che scappa convinta che il treno uscirà dallo schermo per schiantarsi su di loro? Allo stesso modo, il pubblico del Sundance – tra cui Wes Craven e Rick Baker! – lasciò in massa la sala durante l'anteprima de Le Iene. Molti non riuscivano a gestire la tensione che quel commesso di un videonoleggio di Los Angeles aveva saputo accumulare con arrogante precisione per poi farla esplodere in scene altrettanto insostenibili, come quella del taglio dell'orecchio. E se vi sembra impossibile, ripensate un po' alla reazione del pubblico generalista alle proiezioni di The Hateful Eight, quando, dopo due ore e mezza di chiacchiere, Tarantino ingrana la marcia e parti del corpo di varia natura iniziano a schizzare in tutte le direzioni. “Bravo Tarantino, sì, ma troppo sangue”. Come se non se l'aspettassero da lui. Come se non l'avesse già fatto 24 anni fa.
E su, dai, mi pare sia il caso di rivedersi Le Iene, no?

Se lo dici tu, Tim