22 settembre 2016

La guerra dei mondi

L'occhio che tutto vede
Vi hanno detto che questo film è fra i peggiori Spielberg? Non credetegli. Vi hanno detto che è pieno di incoerenze e buchi di sceneggiatura? Chiedetegli di farvi un esempio di “sceneggiatura di ferro” e dimostrategli che si sbagliano. Vi hanno detto che i personaggi dei due figli di Tom Cruise sono insopportabili, isterici, stronzetti, viziati? Ecco, questo è vero. Ed è dannatamente reale, anzi è un soffio di aria fresca in un cinema che divide troppo manicheamente i buoni e i cattivi. Ne La Guerra Dei Mondi due dei “buoni” sono pischelli a cui spacchereste volentieri la faccia e che aspettano che il papà li scarrozzi in lungo e in largo verso la salvezza mentre loro fanno i capricci.
Amore di papà
We can be heroes just for one day

Il tema centrale, tuttavia, non sono le debolezze dell’umanità né la relatività della sua posizione nell’universo (come spiega perfettamente l’epilogo) ma l’atto della visione: fra umani e alieni c’è constantemente un rapporto di osservazione reciproca; i primi osservano attraverso occhi, schermi, specchi, mentre i secondi si presentano sotto forma di giganteschi occhi da cui escono lunghi tentacoli-periscopi. Spielberg insiste nei primi piani sugli occhi dei personaggi e riempie I dialoghi di riferimenti alla visione; e se l’occhio umano da un lato è la fonte primaria di “esperienza” intesa come Blakiano contrario dell’ “innocenza” (la piccola Rachel non deve vedere la morte, pena perdere il proprio candore infantile), dall’altro è anche fallace e arrogante – infatti gli alieni sono sconfitti da germi invisibili.
Vedete che i vaccini sono importanti?

A dire il vero il montaggio del film sembra incepparsi ogni tanto e l’azione non è “senza tregua”, anzi alterna sequenze tesissime a pause angosciantemente lunghe, ma l’effetto è di aumentare il realismo. Il commento musicale e il lavoro sul sonoro sono efficaci, ma la fotografia di Janusz Kaminski dona a tutto il film toni cupi e gelidi. Tom Cruise nei panni dell’antieroe ignorante e irresponsabile ma di buon cuore e buona volontà regala una performance sofferta e versatile: da tontolone schernito da tutti diventa salvatore della propria famiglia – per riceverne in cambio solo una briciola della gratitudine che si merita; poverone. Dakota Fanning e Justin Chatwin sono appunto due figli insopportabili e Miranda Otto, la ex moglie da cui i rampolli hanno preso il caratteraccio, per fortuna compare poco.