24 maggio 2016

Il dinamico (ma soprattutto comico) duo

Sono gli eredi di Stanlio e Ollio, Gianni e Pinotto, Jerry Lewis e Dean Martin, Totò e Peppino: sono le coppie comiche del cinema, sistemi binari formati da due stelle del grande schermo capaci di brillare anche da sole, ma che messe insieme hanno scritto un pezzetto, più o meno grande, della storia del cinema. Eccone cinque da ricordare.

di Alessandro “DocManhattan” Apreda
Partiamo ingranando direttamente la quinta, bussando alle porte del mito, chiamando in causa… ok, basta metafore: i Blues Brothers, signori. Il tizio più magro è Dan Aykroyd e di lì a poco diventerà a) uno dei simboli degli anni 80 con addosso una casacca da Acchiappafantasmi, b) un feticcio natalizio tutto italiano con le repliche annuali infinite di Una poltrona per due. L’altro è il John Belushi di Animal House e lo speedball se lo porterà via poco dopo a soli 33 anni. Insieme sono i Blues Brothers, band di rhythm and blues nata sul palco del Saturday Night Live (prima apparizione nel 1976) e resa immortale dal film di John Landis del 1980. The Blues Brothers non è semplicemente una commedia musicale, è una pellicola super-cult, il film simbolo di un’era. L’avventura dei fratelli Jake ed Elwood Blues si intreccia con la storia della musica stelle e strisce, grazie alle comparsate di James Brown, Ray Charles e Aretha Franklin. Come si fa a non amare un film con il maggior numero di auto distrutte durante le riprese e Aretha Franklin che canta “Think”?
La curiosità: in realtà il record di macchine demolite nel girare un film - solo le auto della polizia distrutte durante l’inseguimento furono una sessantina - venne superato nel ’98 dal seguito in super-ritardo, Blues Brothers 2000 (da noi Blues Brothers - Il mito continua). Ma per il bene di tutti, facciamo finta che quel film non sia mai esistito, ok? Ok.
Cerca di capirli, Ray: sono in missione per conto di Dio.
Da Il rompiscatole (The Cable Guy, 1996) a Zoolander 2 (2016): vent’anni in cui Ben Stiller e Owen Wilson sono apparsi insieme in oltre una decina di film, diventando una delle coppie comiche più celebri di inizio millennio. Modelli spacconi in Zoolander (2001), alle prese con parenti difficili in Ti presento i miei (Meet the Parents) o con sale espositive un po’ troppo animate nei vari Una notte al museo, novelli Starsky & Hutch nel rifacimento della celebre serie poliziesca degli anni Settanta. Stiller e Wilson fanno parte del resto del cosiddetto Frat Pack, gruppo di attori che hanno lavorato tutti insieme, o in vari sottogruppi, a numerose pellicole: gli altri sono Luke Wilson (fratello di Owen), Jack Black, Steve Carell, Will Ferrell e Vince Vaughn. Il nome Frat Pack, coniato da USA Today, ammicca a quelli di gruppi simili nei decenni precedenti: il Rat Pack di Sinatra e amici negli anni 50 e 60, e il Brat Pack degli anni 80.
La curiosità: i due sono così amici che Ben Stiller, regista e co-sceneggiatore di Zoolander oltre che suo protagonista, scrisse la parte di Hansel espressamente per Wilson e dichiarò che nessun altro avrebbe potuto perciò interpretare quel personaggio.
“Sospetto che ci sia altro nella vita oltre ad essere bello bello in modo assurdo. E presto scoprirò anche che cos’è!”
Fino a qualche anno prima, per le legioni di fan di X-Files, i men in black, gli uomini in nero, erano solo dei misteriosi agenti governativi chiamati a impedire che il complotto per nascondere l’esistenza degli UFO venisse svelato. Poi però nel ’97 arriva il Men in Black di Barry Sonnenfeld, una commedia fantascientifica tratta da un fumetto che gioca proprio sul ruolo di questi figuri vestiti di nero. Successo pazzesco, bissato da due sequel, e gli agenti J e K (Will Smith e Tommy Lee Jones) trasformati in icone. Qualche alieno pianta casini giù in città? Basta risolvere la questione e far dimenticare a tutti i presenti l’accaduto, “sparaflashandoli” con il neuralizzatore. E là, fatto! La chimica tra i due attori era tale che Smith si dichiarò in un’intervista preoccupato per il cambio di formula in Man in Black 3 (2012), dove per metà film era affiancato da… un giovane agente K del 1969 (Josh Brolin).
La curiosità: tutta la trilogia di Men in Black è stata prodotta da Steven Spielberg. Quando il cineasta chiamò per la prima volta Will Smith per proporgli la parte, l’attore pensò si trattasse di uno scherzo e che all’altro capo del telefono non ci fosse davvero Spielberg…
Non fissare questa gif a lungo o dimenticherai tutto quello che stai leggendo!
Il cornetto, inteso come gelato confezionato, usato come potente simbolo allegorico non in uno, ma in ben tre film. Un’idea che potrebbe sembrare bislacca solo a chi non ha visto queste pellicole, la cosiddetta - appunto - Trilogia del Cornetto diretta da Edgar Wright e avente per protagonisti Simon Pegg e Nick Frost. Tre film, tre rivisitazioni parodia di generi diversi, dalla “commedia romantica con zombie” L’alba dei morti dementi (Shaun of the Dead, 2004) al poliziesco Hot Fuzz (2007), per chiudere con la fantascienza de La fine del mondo (The World's End, 2013). Film che hanno reso Simon Pegg una star, regalandogli una parte sia nei nuovi film di Star Trek, come giovane Scotty, sia in Star Wars: Il risveglio della Forza. Frost l’abbiamo invece visto di recente ne Il cacciatore e la regina di ghiaccio. Con quel cognome, era perfetto per un film sulla regina di ghiaccio…
La curiosità: in quanto film comico sugli zombie, Shaun of the Dead nasce come parodia/omaggio innanzitutto dei film di George A. Romero, il papà degli zombie sul grande schermo. Romero fu talmente colpito dal film che chiese a Simon Pegg ed Edgar Wright (regista e co-sceneggiatore con Pegg) di girare un cameo come zombie nel suo quarto capitolo della tetralogia sugli zombie, La terra dei morti viventi (Land of the Dead, 2005).
Non ti piace la Trilogia del Cornetto? Deal with it!
Abbiamo aperto con un mito del cinema d’oltreoceano, chiudiamo con un mito tricolore esportato all’estero. Perché Bud Spencer e Terence Hill non sono solo un patrimonio nostrano, visto il numero di fan che contano in tanti altri paesi (a partire dalla Germania). Per noi? Beh, le loro avventure a base di ceffoni, acrobazie, battute memorabili e brani degli Oliver Onions sono - lo diciamo senza timore di smentita - un pilastro nella capanna dei ricordi di milioni di italiani. Film come Lo chiamavano Trinità, …Altrimenti ci arrabbiamo!, Porgi l’altra guancia, Io sto con gli ippopotami e tutti gli altri successi (in tutto sono 18) della coppia formata da Mario Girotti e Carlo Pedersoli sono di quelli che puoi vedere anche cinquanta volte, restano sempre freschi e divertenti. Enormi e intramontabili catalizzatori di sorrisi. Il loro primo film insieme risale ormai a quasi cinquant’anni fa: Dio perdona… io no! (1967), un western di Giuseppe Colizzi per cui Terence Hill venne scelto in sostituzione di un altro attore, Peter Martell, che si era rotto un piede durante… una lite furiosa con la sua fidanzata.
La curiosità: la produzione di Dio perdona… io no! chiese a Girotti di trovarsi un nome americano, come si usava allora per rendere più appetibile una pellicola sul mercato internazionale. All’attore fu proposta una lista di venti nomi e scelse Terence Hill perché aveva le iniziali di sua madre (la tedesca Hildegard Thieme). Ex atleta olimpico (primo nuotatore italiano a scendere sotto il minuto nei 100 metri stile libero), Pedersoli scelse invece il nome d’arte di Bud Spencer unendo il nome di una celebre birra a quello di battesimo dell’attore Spencer Tracy.
Bud: “Dopotutto non si mangia mica male qui”. Terence: “Sì, ma il servizio non è un granché…”
Lo storico, mitico… mitologico coro dei pompieri!