16 maggio 2016

I nuovi mostri… del grande schermo

Al posto di Frankenstein e Dracula, l’Uomo Lupo e la Mummia, i mostri classici del cinema in bianco e nero, la Hollywood degli anni Settanta e Ottanta ha piazzato tutta una serie di individui o esseri più o meno antropomorfi mostruosi. Macchine di morte perfette, in grado di strappare al pubblico in platea - o comodamente stravaccato sul divano di casa a sgranocchiare popcorn - qualche risatina e tanti momenti di piacevole… inquietudine. Ecco cinque mostri del cinema che hanno fatto la storia della settima arte. di Alessandro “DocManhattan” Apreda
Correva l’anno 1984 quando arriva in sala questo slasher horror diretto da Wes Craven e con un giovanissimo Johnny Depp al suo debutto: A Nightmare on Elm Street (da noi Nightmare - Dal profondo della notte). Una pellicola che riprende e remixa tanti temi propri dei film horror di serie B del decennio precedente e soprattutto affida all’immaginario collettivo la figura di Freddy Krueger. La versione perversa dell’omino dei sogni, con il volto deturpato dalle ustioni, un borsalino in testa, una maglia a righe orizzontali e un guanto dalle lame affilate. Freddy tornerà a imperversare nei sogni dei ragazzi di Springwood in altri nove film, compreso il remake del 2010, dove a impersonare Freddy non c’è Robert Englund ma Jackie Earle Haley, il Rorschach di Watchmen. La saga di Nightmare include anche un telefilm dell’88, Freddy’s Nightmares, in cui era lo stesso Freddy a presentare le storie, in stile I racconti della cripta.
La curiosità: durante le riprese del primo Nightmare, quando ha provato per la prima volta il guanto con gli artigli… Robert Englund si è procurato un taglio da solo. In tutta quella pellicola, Freddy appare per meno di sette minuti.
“È mezzanotte, e questa è Tele Krueger che vi dà la buonanotte...“
Da Freddy passiamo a un altro mostro simbolo del cinema horror degli anni 80, scivolando dall’84 al 1987, quando fa la sua comparsa il primo dei nove film della serie Hellraiser (il decimo è al momento in produzione). Nato da un breve romanzo di Clive Barker, Schiavi dell’Inferno, il mondo di Hellraiser consiste in una sorta inferno gestito da dei supermasochisti. Pinhead, il tizio con la testa che sembra un puntaspilli, appunto, è il leader dei Cenobiti, esseri il cui compito è essenzialmente consegnare un cubo, noto come Scatola di Lemarchand, alle vittime designate. Chi riuscirà a risolvere il rebus e ad aprire il cubo riceverà come premio… un viaggio in questo inferno, dove sperimenterà le vette più alte del dolore. Quando si dice una botta di fortuna. Pinhead è un mostro del grande schermo diverso dagli altri, perché non è muto come molti killer degli slasher movie e non è neanche propenso a fare battute o a scherzare con le sue vittime come farebbe Freddy.
La curiosità: il nome Pinhead, puntaspilli, nasce come nomignolo per il personaggio, che non ha un vero nome e viene chiamato nel copione del primo film semplicemente “il capo dei Cenobiti”. Solo in seguito, visto che i fan lo apprezzavano, Pinhead è diventato una sorta di nome ufficiale, anche se Clive Barker non ha mai gradito la cosa. Lui ha sempre preferito indicarlo come Priest, il sacerdote.
Il Cenobita saluta tutti, “in un tripudio di miccette”, come direbbero gli EELST.
Altro mostro, altra saga, altro giro di giostra con una serie infinita di sequel. Di Venerdì 13 (in originale Friday the 13th) ne sono stati girati ben 12, se includiamo anche il cross-over con il signor Krueger in Freddy vs. Jason. La maschera da hockey, la camicia a quadri e il machete sono i tratti distintivi di un serial killer che, per i continui cambi di regia, si trasformerà nel corso degli anni da un semplice assassino molto forte e con gravi disturbi mentali in uno zombie (Venerdì 13 parte IV - Jason vive), in un essere sostanzialmente indistruttibile e addirittura in un cibori (JX- Jason X). La maschera da hockey arriva però solo nel terzo film, perché nel secondo il suo volto era coperto da un sacco e nel primo… Jason non c’era: a seminare la morte nel campeggio di Crystal Lake era stata infatti sua madre, Pamela Voorhees.
La curiosità: Nell’87 uscì nei cinema italiani una sorta di clone italiano di Venerdì 13, Camping del Terrrore di Ruggero Deodato. Nel film, ambientato sulle montagne di un qualche stato USA, ma in realtà girato sul Gran Sasso, appare anche una giovane Nancy Brilli.
Jason non ha paura dei fulmini, sono i fulmini ad aver paura di Jason.
Creato da John Carpenter e da Debra Hill, Michael Meyers è il protagonista della serie Halloween, dieci film usciti tra il 1978 e il 2009, gli ultimi due dei quali scritti e diretti da Rob Zombie come reboot della saga originale. Torniamo al 1978, a Carpenter, al debutto di questa giovane attrice che farà molto parlare di sé, Jamie Lee Curtis, a un film (Halloween - La notte delle streghe) con poche pretese girato con soli 300mila dollari e che ottiene un successo tale da portarne a casa oltre 70 milioni. L’assassino, Michael Myers (nei primi due film è chiamato però semplicemente “l’Ombra”), indossa questa maschera del Capitano Kirk di Star Trek e predilige i grandi coltelli. Sotto la maschera non ha un volto deforme come Jason o Freddy e non è dotato di poteri particolari, tranne una determinazione da Terminator nel dare la caccia alle sue vittime.
La curiosità: perché venne usata una maschera del Capitano Kirk? Perché costava poco. Fu comprata per soli due dollari e modificata dipingendola di bianco con una bomboletta spray e allargando i buchi degli occhi. William Shatner non si è mai accorto della cosa finché, solo molti anni dopo, non lo venne a sapere da un giornalista che lo stava intervistando.
Il terrore corre sul filo (del telefono).
Chiudiamo con il mostro alieno più celebre della storia del cinema, e non ce ne vogliano i Predator. Il meno antropomorfo di questo quintetto ma probabilmente il più letale, soprattutto se in compagnia di un intero branco di fratellini. Lo xenomorfo della saga di Alien è un mostro talmente iconico che non gli è servito alcun nome particolare: è semplicemente alien, l’alieno. Nato dal genio visionario dell’artista svizzero Hans Ruedi Giger e portato in scena anche grazie a un papà italiano (il nostro Carlo Rambaldi, mago degli effetti speciali old school, realizzò la testa animata da usare nei primi piani), lo xenomorfo è lo Squalo di Spielberg in versione cosmica, solo in apparenza una bestia feroce e incapace di pensare, come hanno scoperto a loro spese l’equipaggio della Nostromo, gli Space Marine della Sulaco e un sacco di altra gente. Con tanto di rissone globale con l’altra razza di suscettibilissimi cacciatori extraterrestri nei due Alien vs. Predator.
La curiosità: l’idea del sangue acido venne aggiunta in corsa durante la produzione del film. Lo sceneggiatore Dan O’ Bannon stava cercando un modo per far sì che non si potesse semplicemente seppellire di piombo l’alieno e buona lì, tutti a casa.
La piccola Newt in una delle scene simbolo del secondo film, Aliens - Scontro finale