19 giugno 2016

I 40 anni di Rocky... e i 70 di Stallone

Il primo Rocky uscì nella primavera del 1976. Sono dunque 40 anni. Il 6 luglio Sylvester Stallone ne compirà 70. Tutte notizie che... hanno fatto la storia. Perché non c'è dubbio che in chiave di spettacolo e, diciamolo pure, di cultura leggera, l'uomo e il personaggio hanno certo molto rappresentato nell'epoca contemporanea. Quando dico "cultura leggera" naturalmente alludo alla potenza del cinema, che si è, via via accreditata nel novecento imponendosi ben al di là dell'opzione iniziale, che era quella della pura evasione. Insomma, il cinema comanda, come esempio, come indicazioni, come racconto dei fatti della nostra civiltà. Un tempo era la grande letteratura a dettare queste regole, adesso è il cinema e non è detto che... sia grande. Questa premessa per contestualizzare un film, nato come puro spettacolo, che invece è diventato un campione dell'era moderna. Rocky, pettorali e bicipiti ipertrofici, tenuta da puglie, fra le corde del quadrato, è una grafica che fa parte dell'estetica e della memoria popolare. Un eroe, adesso si direbbe un supereroe, come Bond, o Indiana Jones o un altro "Stallone", Rambo. Modelli che si allineavano, in tempi diversi, ai Robin Hood, D' Artagnan, Tarzan, Zorro, fatte certo le debite proporzioni, di genesi e di nobiltà. Dunque, a metà degli anni Settanta in America irruppe Sylvester Stallone. Come sempre accade la prima fase della carriera era stata faticosa e disordinata, piccolissime parti, che poi diventavano meno piccole fino ad arrivare alla consacrazione che è, appunto, Rocky. Trattasi di esplosione "nucleare", nel giro di pochi mesi Stallone divenne uno degli attori, e dei personaggi, più popolari del cinema, in tutto il mondo. Le premesse, i ruoli, le misure, le intuizioni, le circostanze, tutto aveva funzionato a meraviglia. A cominciare dalla nascita. Sylvester era nato da una famiglia di emigranti italiani con tutto ciò che ne deriva, in termini di povertà, lotta e speranze. L'America era il luogo dei sogni che si potevano realizzare, certo dovevi avere della qualità, e se sei povero e vivi nei ghetti, difficilmente diventerai il proprietario di una banca o il tycoon di una multinazionale, ma se hai rabbia dentro e la facoltà di esprimerla, magari con la forza, o addirittura con la violenza, allora puoi diventare un Joe Di Maggio, oppure un Rocky Marciano o un Rocky Graziano, gente che veniva dalla Sicilia e dall'Abruzzo. E che Stallone abbia chiamato "Rocky" il suo eroe certo non è... un caso. Stallone scrisse il soggetto e la sceneggiatura del film che fu affidato, per la regia, a John G. Avildsen, un emergente, una mano sicura. Il budget era modesto, poco più di un milione di dollari. Il film lo moltiplicò per... 200 e vinse 3 Oscar: film, regia e montaggio. Era la storia di un'emancipazione: un pugile mediocre, tutto sacrificio e famiglia, finisce per battersi per il titolo mondiale. L'incontro è impari, l'avversario è un campione vero, ma Rocky possiede fede e passione, e voglia di affrancarsi. Così le sue forze si moltiplicano e riesce e non perdere. Eccolo dunque, l'american dream. Non può mancare la bella famiglia, una moglie innamorata e bambini felici. Era il tradizionale manifesto dell'America. Il successo abnorme incoraggiò la produzione. Ne derivò una serie, di altri sei titoli, che arriva al 2015. Una vera epoca, trentanove anni. Nel corso dei film, e del tempo, certo Rocky si è adeguato, e anche Stallone. E il sortilegio iniziale non poteva che sfumare. Gli antagonisti nei vari incontri avevano caratteristiche diverse, quasi sempre erano i cattivi che contrastavano l'eroe. In questo senso vale soprattutto Rocky IV. Erano passati otto anni dal primo, siamo nel 1985. Presidente Usa è Reagan, un repubblicano aggressivo. A est sta succedendo qualcosa, la guerra fredda si va placando, Gorbaciov ha già innescato la perestrojka. Come è storicamente successo altre volte, per la propaganda anticomunista durante la "paura rossa" o per quella interventista delle due guerre, Washington trasmette un'indicazione al cinema. E Rocky, a Mosca sconfigge l'antagonista sovietico. E mentre in mondovisione saluta la famiglia, l'inquadratura stacca su Gorbaciov, non proprio felice, che applaude. Quattro anni dopo, la caduta del muro di Berlino sancirà definitivamente il cambiamento. E così, al grande tavolo del gioco globale che decide il destino dei Paesi, potevano sedere primi ministri, presidenti e poteva sedere... Rocky. Politica, cultura, spettacolo. È il sincretismo della nostra epoca.