09 febbraio 2016

10 grandi attori e attrici che non hanno vinto l’Oscar

Ci si innamora dei film, si seguono con passione i registi, ma il vero motore del cinema, di tutta l’industria e di tutto l’immaginario sono loro: gli attori. Volti e corpi che rimangono negli occhi dello spettatore e che attraversano titoli e genere con scioltezza disarmante. Tutto con un solo obiettivo: una statuetta di una trentina di centimetri che consacra una carriera. La vittoria di un Oscar è il sogno di tutti gli attori, ma come spesso accade i premi sanno essere crudeli e ingiusti. Scorrere la lista di tutti gli attori che non hanno mai vinto un Oscar riserva sorprese non da poco: nomi che hanno fatto la storia del cinema e altri che la stanno facendo, insieme a interpreti forse minori, ma sempre eccellenti. Tutti accomunati dalla stessa maledizione, quella che ha impedito loro di convincere l’Academy ad assegnare un Oscar
Uno dei simboli del fascino maschile negli ultimi 30 anni. Uno degli attori che ha saputo reinventarsi in modo più clamoroso film dopo film, arrivando spesso al punto di rinnegare proprio quel fascino che abbiamo appena citato per mettersi completamente al servizio del film. Johnny Depp è stato questo e molto altro: ha fatto piangere tutti con Edward Mani di Forbice e si è poi trasformato nell’attore feticcio di un maestro come Tim Burton, prima di portare sullo schermo il suo personalissimo Keith Richards nella saga dei Pirati dei Caraibi. Per lui tre nomination, ma nessun Oscar sul caminetto.
Molti lo conoscono per la saga di Harry Potter, in cui ha interpretato il (finto?) cattivo Severus Piton, ma Alan Rickman è entrato nella storia del cinema anche per altri ruoli. Su tutti quello di Hans Gruber, il capo dei terroristi di Die Hard: un personaggio iconico, che ha cambiato l’idea stessa di villain, di cattivo. Ci sono Gruber e Piton, ma anche tante parti da voce narrante o da doppiatore, per un attore che ci mancherà tantissimo.
Se Woody Allen ha rappresentato l’essenza di New York come regista, Steve Buscemi è il volto della città che non dorme mai. Lontano dagli spazi larghi e assolati di Los Angeles, Buscemi porta sul volto i vicoli e i misteri di New York. Caratteristiche che ha riversato nei suoi personaggi, indipendentemente dall’ambientazione del film: Fargo e Il grande Lebowski dei Fratelli Coen, ma anche Coffee and Cigarettes di Jarmusch e Big Fish di Burton, Buscemi ha portato sullo schermo figure che per noi sono indimenticabili. Ma non per l’Academy, a quanto pare.
Sei anni. È questo il lasso di tempo durante il quale Jim Carrey infila tre film strepitosi: The Truman Show, Man On The Moon e Se mi lasci ti cancello. Tre film completamente diversi tra loro, in cui Carrey interpreta ruoli destinati a entrare nella storia del cinema. Il povero Truman Burbank che vive nel primo Grande Fratello della storia; l’omaggio al grandissimo Andy Kaufman, antieroe dello spettacolo statunitense; il dramma sentimentale ed esistenziale di Joel Barish, che vede una parte del proprio passato sparire. Niente da fare, Jim Carrey non è riuscito a portare a casa nemmeno una nomination.
Forse è il caso di non usare nemmeno la parola “attrice”, perché sarebbe quasi ridicolo limitare a questo mestiere la dimensione di una stella come Greta Garbo, diventata negli anni ‘30 simbolo stesso del cinema. Quattro nomination all’Oscar per altrettante incredibili interpretazioni, da Romanzo a Ninotchka. Per lei, che lasciò i set a soli 36 anni, la consolazione di un Oscar alla carriera.
Ha lavorato con Lawrence Kasdan, James Ivory e Stephen Frears, ma anche con Ba e shsh. Insomma: la regina dei quei film a metà tra commedia e dramma, peculiare di registi brillanti e capaci di uscire dai semplici schemi di genere. Glenn Close nei suoi film ha saputo dare forza a personaggi mai banali, che richiedevano un lavoro attoriale profondo e complesso.
Quando la parola mito non è sufficiente. Marylin Monroe è il cinema, è l’incarnazione del fascino e della sensualità del buio, della luce che tratteggia storie e di parole che fanno da collante a tutti questi elementi. Simbolo del cinema classico e della nascita stessa della parola star, Marylin non ha mai vinto un Oscar. Per una volta, però, verrebbe da dire che non è lei ad averci perso, ma l’Academy.
Nessuno può mettere in dubbio il fatto che Harrison Ford sia un mito di Hollywood, la sua è una carriera pazzesca, piena di ruoli importanti, da American Graffitti a Blade Runner e Witness. Ma sopra ogni cosa, Harrison Ford ha interpretato due personaggi entrati come pochi altri nell’immaginario collettivo di tutto il mondo, senza eccezioni: è stato Han Solo nella saga di Star Wars ed è stato Indiana Jones. Non dovrebbe servire altro, ma l’Academy non è stata di questo avviso, raggiungendo la nomination solo per Witness.
Lo sappiamo: in questa classifica Bill Murray potrebbe sembrare fuori posto, soprattutto se messo accanto a nomi che hanno recitato in blockbuster assoluti, in titoli entrati nell’immaginario collettivo o in entrambi. Però Bill Murray è il ponte perfetto tra l’attore classico e quello moderno, tra l’uomo di assoluto carisma e quello in grado di piegare il proprio talento al servizio di una sceneggiatura e di un’idea di cinema. È uno dei pochi a riuscire a essere perfetto in ogni film, pur rimanendo sempre Bill Murray, riconoscibile in ogni ruga e in ogni sguardo di sbieco. Probabilmente non vincerà mai un Oscar per un film in particolare, ma quello alla carriera sarebbe davvero d’obbligo.
È il simbolo di questa classifica, il protagonista del tormentone dei tormentoni. Al di là di Titanic, quando milioni di teenager avrebbero dato il sangue per regalargli la statuetta, è negli ultimi 15 anni che Leonardo DiCaprio ha infilato una serie di interpretazioni stellari: dai film di Martin Scorsese Gangs of New York, The Aviator, The Departed e The Wolf of Wall Street, passando per Il grande Gatsby. Ruoli complessi, interpretati con una capacità impressionante. Eppure, la statuetta non gli è mai arrivata. In parte sfortuna perché i vincitori hanno sfoderato prove incredibili, ma un po’ anche per una sorta di maledizione che Leo sembra portarsi dietro. Il 2016 con The Revenant sarà l’anno buono?