17 novembre 2016

Cinque film che hanno creato (o rilanciato) un genere

Una delle sacre regole di Hollywood recita che, come per la materia, nulla si crea veramente da zero, ma tutto si ricicla. In qualche modo, prima o poi. Così, film che hanno fatto epoca - un titolo su tutti, I predatori dell’arca perduta - non erano che un amorevole, riuscitissimo reimpacchettamento di generi e idee del passato. Vale anche, in fondo, per le cinque pellicole di cui ci occupiamo oggi, tutte a loro modo debitrici di qualcos’altro. Eppure sono cinque film che non solo hanno fatto la storia del cinema, ma generato una serie infinita di cloni… dando vita di fatto a un intero genere o sottogenere!
di Alessandro “DocManhattan” Apreda
La space opera è un genere vecchio quanto e più della stessa Hollywood. Non è un caso se uno dei tanti omaggi in questa sua fiaba fantasy nello spazio, George Lucas abbia voluto dedicarlo a un capolavoro espressionista di cinquant’anni prima, Metropolis di Fritz Lang (C-3PO è chiaramente un nipotino della Maria di Lang). Ma se c’è un prima e un dopo Star Wars, in quel librone intitolato Storia del Cinema, è perché il film e poi la saga di Lucas hanno portato alla ribalta con il loro successo planetario un modo nuovo e spettacolare di fare fantascienza su celluloide. Una macchina da soldi impressionante, causa e allo stesso tempo effetto di una nuova fase per gli effetti speciali, mostro del merchandising, oggetto di straculto. Conoscete molti film che hanno dato vita a una religione (quella Jedi) indicata scherzosamente nei censimenti di tutto il mondo da così tante persone da doverla annoverare tra quelle ufficialmente riconosciute? Appunto. La curiosità: oggi ci riuscirebbe anche un ragazzino con un programma qualsiasi di montaggio video, ma come venne realizzato nel ’77 l’effetto del testo iniziale che scorreva verso l’alto (lo Star Wars opening crawl)? Il testo era stampato su una lastra e un operatore faceva scorrere lentamente verso il basso la macchina da presa, fissata a un supporto perpendicolare. Più analogico di così…
Quentin Tarantino aveva dato già prova due anni prima, con Le Iene, del suo cinema fatto di mille influenze e spunti diversi, assorbiti come una spugna negli anni trascorsi come commesso di un videonoleggio a Los Angeles. Ma è con Pulp Fiction che il mondo scopre questo genere, frullato di idee preesistenti talmente originale da sembrare nuovo di zecca, che da allora verrà indicato semplicemente come “alla Tarantino”. Tanta ironia, citazioni, personaggi carismatici e chiacchieroni, sangue, pistole e un bel po’ di follia. Servire caldo con un attore a cui resuscitare la carriera e un altro che viene da Spike Lee e diventerà il capetto dei super-eroi Marvel… La curiosità: quando Uma Thurman parla dell’episodio pilota girato da Mia, racconta a Vincent la storia di una bionda, “la più letale donna al mondo con una lama”, di una nera esperta di esplosivi e di una francese esperta nel sesso… Ricorda qualcosa? Nove anni più tardi, sulle, ehm, incomprensioni professionali delle Vipere Mortali avrebbe poggiato la trama di Kill Bill.
Era stato Blade, nel ’98, a dimostrare che i super-eroi potevano ancora dire la loro sul grande schermo e che, soprattutto, alla festa potevano partecipare ora a pieno titolo anche i personaggi Marvel. Ma con X-Men di Bryan Singer, nel 2000, il genere riprende quota e diventa di fatto uno dei rami più redditizi dell’industria cinematografica mondiale. Wolverine non è più solo un personaggio noto ai fan dei fumetti Marvel, ma un’icona pop quasi quanto Spider-Man o Batman, e il mondo intero prende a invidiare di brutto il truccatore che per mestiere deve dipingere di blu sul set Rebecca Romijn-Stamos. Sedici anni dopo, i film degli X-Men, compresi gli spin-off, sono ben nove, e si andrà in cifra tonda nel 2017 con il terzo personale di Wolverine, intitolato semplicemente Logan.
La curiosità: il Wolverine di Hugh Jackman? Frutto del caso. L’attore scelto per il ruolo, Dougray Scott, fu costretto infatti a farsi da parte a sole tre settimane dall’inizio delle riprese, a causa dello slittamento di quelle di Mission: Impossible II. Bryan Singer provò a ingaggiare Russell Crowe, ma l’attore non voleva un altro ruolo “fisico” dopo Il Gladiatore e gli consigliò questo suo amico australiano…
Il sottogenere degli slasher movie andrebbe fatto risalire al maestro Hitchcock e al suo Psyco, ma a trasformarlo in formula magica in grado di tramutare B-movie girati con due cent in blockbuster e collane infinite di seguiti è Halloween di John Carpenter. Con la sua maschera da Capitano Kirk pagata due dollari, Michael Myers è il capofila di una nuova progenie di mostri assassini del grande schermo (ne parlavamo in questo articolo [LINK http://www.paramountchannel.it/news/i-nuovi-mostri-grande-schermo/81leau]), il fratello maggiore di Freddy Krueger, Jason Voorhes e Pinhead.
La curiosità: girato con soli 300mila dollari, Halloween ne ha incassati 47 milioni (equivalenti all’incirca a 150 milioni di dollari di oggi), il che ne fa uno dei film indipendenti di maggior successo di tutti i tempi!
Siamo nel 2016 e viviamo circondati dagli zombie. Per fortuna, solo in quell’altro senso: ovunque, letteralmente ovunque, l’industria dell’intrattenimento poggia sulle spalle traballanti dei morti viventi (cinema, serie TV, videogiochi, fumetti), e tutto ha avuto origine con un altro film girato con un budget da matrimonio. George A. Romero prende il tema degli zombie, butta via la religione vudù, gli stregoni e quegli altri spunti caraibici (le origini della figura dello zombie sono quelle) e trasforma il morto vivente in un efficace strumento per raccontare metaforicamente qualsiasi cosa. Qui il razzismo, la Guerra del Vietnam e vai a sapere cos’altro, in Zombi (Dawn of the Dead), dieci anni più tardi, il consumismo fine a se stesso da centro commerciale. Avete presente quei tizi dall’aria spenta che incontrate oggi davanti al banco degli smartphone nuovi in qualsiasi ipermercato/negozio di elettronica? Ecco, Romero ne sapeva già a pacchi…
La curiosità: il remake omonimo del 1990 è stato diretto da Tom Savini, truccatore e maestro degli effetti speciali. Dopo esser finito in Vietnam come fotografo di guerra, Savini iniziò la sua carriera negli anni 70 proprio lavorando con Romero, in Wampyr (Martin) e Zombi.