01 giugno 2016

Elementare, miei cari Watson!

Per essere un signore di 129 anni, Sherlock Holmes se la passa decisamente bene. Pochi personaggi di fiction hanno retto così bene la sfida con il tempo, prestandosi a un numero così vasto di reinterpretazioni, come l’investigatore creato da sir Arthur Conan Doyle. Del resto, Sherlock Holmes è l’investigatore per antonomasia, la mente più brillante della storia del giallo. E ha sempre avuto un cappello molto buffo, va detto. Ecco allora cinque Sherlock Holmes storici del piccolo e del grande schermo. di Alessandro “DocManhattan” Apreda
Fa strano pensare a Iron Man nei panni di Holmes, almeno quanto fa un po’ strano vedere Jude Law in quelli del Dottor Watson, eppure Robert Downey Jr. e Law sono perfetti nei rispettivi ruoli nei due film diretti da Guy Ritchie. Nel primo, Sherlock Holmes (2009), il protagonista ha problemi di droga ed è super-eccentrico. Visivamente interessante e con dei personaggi molto forti e disperatamente cool, la pellicola ha incassato più di 500 milioni di dollari, diventando il maggior successo commerciale della carriera di Ritchie. E siccome “successo” a Hollywood fa rima con “subito un sequel, muoversi!”, nel 2011 arriva Sherlock Holmes - Gioco di ombre (Sherlock Holmes: A Game of Shadows), meno brillante del primo, ma comunque godibile. E visto che anche questo ha portato a casa mezzo miliardo di bigliettoni, è in sviluppo un terzo film.
La curiosità: Robert Downey Jr. ha perso molto peso per il primo film perché il cantante Chris Martin dei Coldplay, durante una chiacchierata sul personaggio, gli aveva detto di immaginarselo molto magro.
Così genio che per poco non si dà fuoco da solo.
C’è poco da discutere, Benedict Cumberbatch e Martin Freeman sono IL volto di Holmes e Watson, oggi. Difficile immaginarsi l’investigatore con dei tratti diversi da quelli algidi e spigolosissimi di Cumberbatch e il fido John Watson con un’espressione un po’ meno da bonario imbranato di quella che madre natura ha donato a Martin Freeman. La serie Sherlock va in onda su BBC One dal 2010, in mini-cicli da 3 puntate l’uno. Lo scorso 6 aprile sono iniziate le riprese di una quarta stagione. Successo di critica e pubblico, Sherlock ruota attorno alle indagini di Holmes, un consulente investigativo introverso e pure abbastanza permalosino, nella Londra di oggi. Piers Wenger, producer della serie Doctor Who, ha definito lo Sherlock di Cumberbatch “un super-eroe moderno, un genio arrogante spinto unicamente dal desiderio di dimostrarsi più intelligente del colpevole, della polizia e praticamente di chiunque altro”.
La curiosità: Amanda Abbington, che nella serie interpreta Mary, la compagna di Watson, è legata davvero da molti anni a Martin Freeman. Ogni volta che viene messo in onda un nuovo episodio di Sherlock, il cast si riunisce a casa loro per guardarselo insieme in TV.
La prima gif animata che aggiusta il ciuffo del lettore, occhio.
Ci siamo già occupati di Elementary in un articolo sulle coppie di detective del piccolo schermo . Altra rivisitazione in chiave moderna delle avventure di Sherlock Holmes, ma con un twist in più: al posto di John c’è Joan Watson (Lucy Liu), medico affiancato a Holmes dal padre dell’investigatore per aiutarlo nella riabilitazione da droghe e alcol. La tensione sessuale tra i due è ovviamente uno dei pilastri di tutto il telefilm, e le cose prendono una strana piega quando Joan va a letto con Holmes, visto che non si tratta di Sherlock, ma di suo fratello. Ambientata principalmente a New York City, Elementary va in onda dal 2012 e ha collezionato finora 4 stagioni e 96 episodi.
La curiosità: Il fatto che Miller e Liu non siano ulna coppia? Per il creatore della serie, Robert Doherty, il senso di avere una dottoressa Watson era proprio dimostrare che uomini e donne “possono lavorare insieme anche senza che ne nasca necessariamente una relazione”.
No, non gli è piaciuto quello che ha appena sentito. Decisamente.
Pur essendo molto meno noto de I Goonies o di E.T. - l’extraterrestre, anche Piramide di Paura (di Barry Levinson, 1985) è un cult generazionale degli anni 80, parte di una fortunata produzione di film per ragazzi interpretati da loro coetanei, o quasi. Del resto anche questo è un film prodotto da Steven Spielberg e scritto da un nome ricorrente nel cinema per ragazzi, quel Chris Columbus che aveva già scritto Gremlins e I Goonies e che in seguito avrebbe diretto Mamma ho perso l’aereo, due film di Harry Potter e tante commedie di successo. Il titolo originale di Piramide di Paura è molto più esplicito: Young Sherlock Holmes. Cosa succede se a investigare sui delitti sono un Holmes (Nicholas Rowe) e un Watson (Alan Cox) ancora adolescenti?
La curiosità: la realizzazione degli effetti speciali per la scena del cavaliere di vetro ha richiesto quattro mesi di lavoro alla Industrial Light & Magic.
Chiudiamo con uno Sherlock Holmes ancora più originale degli altri, in quanto si tratta di un cane antropomorfo, un po’ inglese, un po’ giapponese e un bel po’ italiano. La serie animata Il fiuto di Sherlock Holmes è infatti una co-produzione tra la RAI e la giapponese Tokyo Movie Shinsha, messa in cantiere nel 1981 ma completata solo nel 1984 a causa di problemi legati ai diritti del personaggio. I primi sei dei 26 episodi del cartone furono diretti dal maestro Hayao Miyazaki, che con i film dello Studio Ghibli sarebbe diventato in futuro uno dei punti di riferimento del cinema d’animazione mondiale. I protagonisti del cartone sono tutti cani antropomorfi (Holmes è ovviamente un segugio…): indimenticabile il Professor Moriarty con il (volutamente) marcatissimo accento torinese di Mauro Bosco.
La curiosità: Marco Pagot, che con la sorella Gina ha lavorato alla serie con Miyazaki, verrà omaggiato dal maestro giapponese alcuni anni dopo. Il protagonista del celebre Porco Rosso (1992) si chiama appunto Marco Pagot.
Holmes alle prese con uno dei suoi inseguimenti a rotta di collo in velocipede.