17 aprile 2016

Criminal, un film sincero che ispira simpatia

C'era una volta il B-movie. Che non è mai stato veramente un film di serie B nel senso peggiorativo del termine, ma solamente un prodotto meno costoso, secondario e ancillare di una industria basata su produzione di lungometraggi ad alto budget. Sia nell'accezione prettamente aziendale della Hollywood classica (quella del doppio spettacolo, film di serie B seguito da film di serie A), sia nella più aerea definizione contemporanea, il B-movie dagli anni Cinquanta a oggi ha suscitato spesso la simpatia dei cinefili, magari infastiditi dalle prosopopea dei kolossal (ieri) o blockbuster (oggi) e inteneriti da un cinema medio, popolare, ribaldo, al confine con lo straight-to-video. Esattamente questo è il caso di Criminal, un film interpretato da adorabili vecchie glorie, alcune ancora inseguite da uno straccio di allure (Kevin Costner, passato indenne persino dalla pubblicità delle scatolette di tonno), altre ormai dimenticate (Gary Oldman), condite da attori in auge oggi (Ryan Reynolds, baciato dal successo imprevisto di Deadpool) ma pronti comunque a interpretare particine di pochi minuti. Difficile prendere in maniera seriosa un film scombiccherato e giustamente autoironico come Criminal, visto che fin dalla trama pesca un tale numero di stereotipi del cinema thriller e parascientifico recente da restarne quasi ammirati. Il trasferimento della mente di un morente, come fosse una memoria esterna, nel corpo di un estraneo è topos ritornante in questi anni, una sorta di combustibile a buon prezzo che i B-movie contemporanei estraggono dai temi più dibattuti dell'agenda sociale. Se il recente Self/less, di nuovo con Ryan Reynolds ma in ruolo speculare, giocava sul piacere di ritrovare il vigore fisico della giovinezza con l'esperienza di un anziano - a ben vedere il sogno di ciascuno - questa volta si tenta di iniettare la sensibilità di un eroe nella testa di un assassino sociopatico. Il risultato, al netto di momenti un po' stravaganti, è molto piacevole visto che tutto ruota intorno alla palese inverosimiglianza del plot, una vota impostato il quale - però - ci si può cominciare a divertire davvero. E se Costner gioca molto su questo personaggio scisso (presente nei suoi ruoli fin dal colpo di scena che chiudeva Senza via di scampo), il resto del cast di facce sapienti e godibili fa il resto. In fondo, con l'aggiunta di Tommy Lee Jones, Criminal è un trattato ironico sul B-movie come allungamento della carriera degli ex protagonisti di film di serie A. Il cinema americano è pieno di queste figure, che continuano ad avere un seguito, ad esprimere una personalità crepuscolare, persino quando si accaniscono in una serie infinita e indifendibile di sciocchezze - ogni riferimento a Nicolas Cage non è affatto casuale. Alla fine, possiamo dire che siano proprio questi i film, di cui nessuno parla mai, a riempire i listini, fungere da cinema medio, dialogare con un pubblico tutt'altro che sparuto attraverso figure attoriali in declino, usare meccanismi di genere che parevano spazzati via dal postmoderno, senza fronzoli figurativi o decostruzioni narrative, ad andare a segno spruzzando qua e là originalità tecnologica e varianti fantastiche. E se proprio la sua dimensione di film assolutamente sincero, senza pretese, laterale e di pronto consumo fosse il motivo per cui Criminal ci sta così simpatico?