05 febbraio 2016

Cocktail molotov tra materiale infiammabile

Seguendo i consigli del suo amico Max, un uomo anziano costretto sulla sedia a rotelle, Zev, settant'anni dopo Auschwitz e a dispetto della sua demenza, scappa da una clinica privata per identificare tra quattro uomini il nazista responsabile della morte della sua famiglia. A partire da una sceneggiatura che crediamo fornita di segnalazioni, e che viceversa conduce dove non ce l'aspettiamo, Atom Egoyan realizza un thriller che procede tra azione e attesa e dimostra (tra le altre cose) fino a che punto la vecchiaia ci trasformi e consumi. Una storia semplice che affronta problematiche terribilmente complesse. Così, mentre cerchiamo di sciogliere i nodi dell'intrigo, siamo esortati a interrogarci sulla natura della giustizia, della vendetta, della memoria storica. Cocktail molotov che bilancia materiale infiammabile (Shoah - vendetta - demenza senile - road-movie) ed è fornito di innesco (il protagonista 'avvolto' al collo del passato), Remember viaggia spedito dalle parti di This Must Be the Place, di cui reitera la relazione vittima-carnefice producendo però alla fine uno scarto che resiste al cliché e preserva l'etica.

Perché Remember con una rovesciata narrativa evita in extremis l'ostacolo, l'equivalenza temuta tra l'anziano ebreo che diventa assassino e il nazista che si fa bersaglio. E tutto incredibilmente nel rispetto di un modus operandi che assimila il vendicatore alla sua preda. Una novità e una prodezza in questo contesto. Una novità e una prodezza in questo contesto. Il deficit è colto (soltanto) e agito (pertanto) dalla vera vittima, Max, motore del film bloccato sulla sedia ma animato nello spirito. Vicino alle derive e al baratro psicologico di Shutter Island, che fanno di un'identità un ruolo recitato così a lungo da trasformare le menzogne in verità solenni, Remember elude tuttavia i riferimenti scoperti e gli ammiccamenti scorsesiani, preoccupandosi di mettere in scena una storia ben strutturata piuttosto che ispirare una grande lezione di cinema. Sul tema, a partire da quale età diventiamo estranei ai nostri occhi e a quelli dei nostri cari, Remember è allineato con Amour di Michael Haneke e The Visit di M. Night Shyamalan.

Costruiti sul trauma e sopra una realtà rassicurante che improvvisamente volge al brutto, dissimulano dietro l'intelligenza dei loro personaggi i sintomi di uno choc dovuto a uno sconvolgimento mai rimesso. A un peccato mai rimesso nello specifico, perché il film di Egoyan trasforma un viaggio concreto attraverso lo spazio in una risalita soggettiva nel tempo. E in quel tempo dimora una colpa insanabile. C'è poi un effetto à rebours verso Auschwitz più comprensivo suggerito dall'evoluzione della musica eseguita dal protagonista al piano. Protagonista interpretato da Christopher Plummer, che mantiene la sua 'statura' e agisce insieme un trauma collettivo e la perdita della 'memoria', il primo meditato attraverso decenni di dolore e di rabbia vissuta alla ricerca della giustizia, il secondo sperimentato nell'immediato e immediatamente visibile mentre vacilla il ricordo di sé e compone un altro da sé, intraprendendo un viaggio e dimenticando regolarmente perché lo si è intrapreso.

L'agente dell'orrore in una storia sull'orrore appartiene alla realtà, la più comune: la terza età. Sorgente di terrore condivisa per una società che sogna la giovinezza eterna. Ma non si esaurisce nella senilità il discorso di Egoyan, che osserva figli e nipoti forgiati sulla rappresentazione storica (drammatizzata o minimizzata) dei loro genitori e dei loro nonni. Più il tempo passa, più la realtà delle atrocità si dissolve, più il corpo che la testimonia si guasta e più non sappiamo come conservare la Memoria, mantenere allenata la memoria. La memoria esiste unicamente e unitamente alla trasmissione dell'esperienza e in relazione con l'altro. Quando c'è un'impasse, tutto si deforma fino a prendere, proprio come in Remember, proporzioni estreme. L'agente dell'orrore in una storia sull'orrore appartiene alla realtà, la più comune: la terza età. Sorgente di terrore condivisa per una società che sogna la giovinezza eterna. Più il tempo passa, più la realtà delle atrocità si dissolve.