21 aprile 2016

Cattivi della TV che abbiamo amato… odiare

Una serie TV può avere comprimari insulsi - e in qualche caso - cavarsela persino con dei protagonisti non riusciti, ma se vuole eccellere non può permettersi dei cattivi scarsi. A distinguere i serial di second’ordine da quelli destinati a diventare dei classici, infatti, ci sono quasi sempre proprio loro, villain carismatici o pericolosissimi, ingannevolmente tranquilli o feroci. O magari tutte e quattro le cose insieme. Ecco 5 cattivi del piccolo schermo memorabili.

di Alessandro “DocManhattan” Apreda
Quanti boss di un impero criminale conoscete che si spacciano per manager di un fast food dove si mangia pollo fritto? Entra così in scena Gustavo Fring, detto Gus: con quella camicetta gialla, la cravatta da due soldi, gli occhialini e il sorriso impeccabile di chi deve rifilarti a tutti i costi una porzione extra di patatine per soli cinquanta cent in più. Il rapporto con Walter White, prima partner in crime di Gus e cuoco della sua metanfetamina insieme a Jesse, poi nemico e autore [SPOILER, occhio] della sua dipartita da questo piano dell’esistenza, infiamma la terza e la quarta stagione di Breaking Bad. Con la memorabile parentesi della gita fuori porta di Fring in Messico per sbarazzarsi del Cartello che gli sta dando noie… Fino a quell’esplosiva conclusione dei dissapori con White, con Gus che si annoda la cravatta con eleganza, come l’abbiamo visto fare per anni… anche se questa volta la trappola ordita da Walter gli ha portato via mezza faccia [ok, FINE SPOILER]
La curiosità: come lascia intuire il suo nome, Giancarlo Esposito, l’interprete di Gus Fring, ha sangue italiano nelle vene. Suo padre era originario di Napoli, sua madre una cantante afroamericana. In carriera ha interpretato diversi film di Spike Lee e recitato per altri mostri sacri come Francis Ford Coppola, Abel Ferrara e Brian De Palma. Aveva una particina anche in Cercasi Susan disperatamente, il film con Madonna dell’85!

Succede solo da… Los Pollos Hermanos

Il suo nome è Philip Blake, ma in quanto leader carismatico della comunità di Woodbury, viene chiamato da tutti Governatore. Il personaggio interpretato da David Morrissey è, quanto e per alcuni anche più della sua controparte a fumetti, uno dei più affascinanti bastardi dei serial USA, una sorta di J.R. Ewing calato in un’ambientazione post-apocalittica. Manipolatore, freddo, spietato, capace di provare dei sentimenti solo per la sua figlioletta Penny… che è uno zombie e perciò a) la tiene reclusa in casa, b) la nutre con frattaglie umane. E grazie al suo fascino, a quello sguardo un po’ così di chi ha visto Genova, perso un occhio e l’ha coperto con una benda che sembra un biscotto Oreo, il Governatore televisivo è anche un Casanova, capace di sedurre prima Andrea (alias “la versione stupida e credulona di Andrea proposta in TV”. Quella dei fumetti è fatta di ben altra pasta), poi la mammina Lilly. Proprio la relazione con Lilly, però, non è finita benissimo...
La curiosità: David Morrey è sposato con la scrittrice Esther Freud, pronipote dell’inventore della psicoanalisi, Sigmund Freud!
La disumana ferocia di un uomo che non ha paura di nulla. E che non potrà guardare mai più un film in 3D.
C’era una volta il Professor Moriarty, nemesi per antonomasia di Sherlock Holmes, genio del crimine definito dall’investigatore più famoso di sempre in tanti modi, e di cui solo una volta lo scrittore Arthur Conan Doyle cita il nome di battesimo: James. Quasi un secolo più tardi, un nuovo Moriarty - Jim - dà del filo da torcere nella serie Sherlock a un nuovo Holmes, quello interpretato da Benedict Cumberbatch. Interpretato da Andrew Scott, Jim Moriarty fa la sua comparsa nel terzo episodio della prima stagione, “Il grande gioco”. Steven Moffat, ideatore della serie con Mark Gatiss, ha dichiarato che sin dall’inizio e lui e Gatiss volevano un Moriarty non solo elegante, ma che mettesse davvero paura. Per usare le sue parole, un “totale psicopatico”, un pazzo che commette dei crimini per il gusto di farlo, che trae soddisfazione dal non essere punito per quanto commesso e dal vedere Holmes scervellarsi per risolvere quella catena di finti suicidi. E che lavoro farà mai, questo soggetto, per pagarsi (dis)onestamente da vivere? Ma lo stesso del suo antagonista, il consulente criminale.
La curiosità: irlandese di Dublino, classe 1976, Andrew Scott ha debuttato al cinema con una piccola parte in Salvate il soldato Ryan di Steven Spielberg. Tra i suoi ultimi film, Spectre e Victor: La storia segreta del dottor Frankenstein.
Lo stupore artefatto di chi non crede nella violenza. In pubblico.
Ah, la mamma è sempre la mamma… TRANNE quando stiamo parlando della matriarca di una famiglia mafiosa che non ha a cuore la sorte di nessuno eccetto se stessa, e che trova un perverso piacere nel far vivere malissimo tutti quelli che hanno la sfortuna di condividere con lei qualche ramo dell’albero genealogico. Una suocera affabile, che il giorno delle nozze tra Carmela e Tony avvisa la neo-nuora che suo figlio si stancherà presto di lei. Una madre affettuosa, che quando Tony prova a piazzarla in una casa per anziani non la prende benissimo. Laddove “non la prende benissimo” = cerca di farlo ammazzare, manipolando suo cognato, lo zio Junior, affinché si occupi della cosa. Uno zuccherino.
La curiosità: nei piani di David Chase, creatore della serie, Livia sarebbe dovuta diventare nella terza stagione una testimone chiave del processo montato dall’FBI contro Tony. L’attrice Nancy Marchand è venuta però a mancare nel giugno del 2000, così la produzione decise di far passare a migliore vita anche il suo personaggio, con un ultimo incontro tra Livia e Tony (secondo episodio della terza stagione) realizzato riciclando del girato precedente e con l’aggiunta di un po’ di computer graphic.
Non potevamo che chiudere con lui, un giovane regnante che bastardo lo è genuinamente a partire dalla nascita: Joffrey Baratheon di Game of Thrones/Il Trono di Spade, figlio della regina Cersei e… uh, di suo fratello Jaime. Sin da piccolo, Joffrey mette in mostra tutte le caratteristiche che hanno fatto di lui uno dei personaggi più odiati della storia della televisione: sadismo, vigliaccheria, totale mancanza di rispetto per gli altri esseri umani, superbia e soprattutto una faccia che è una calamita perfetta per schiaffi. Ma perfetta, eh. E mentre l’odio degli spettatori cresce, il reuccio, campione intercontinentale di perfidia di tutti i Sette Regni, [SPOILER, attenzione] si imbarca felice verso la propria fine. Se le Nozze Rosse hanno rappresentato il momento più scioccante per gli spettatori della serie che non avevano letto i libri di George R.R. Martin, la morte per intolleranza alimentare al veleno di Joffrey ha dato a quegli stessi spettatori di che gioire. [fine SPOILER]. Cori da stadio, sciarpe sventolate sulla testa, lancio di coriandoli davanti al televisore…
La curiosità: Jack Gleeson ha studiato filosofia al Trinity College di Dublino. Grande appassionato di anime giapponesi, ha iniziato a recitare da bambino (con comparsate ad esempio ne Il regno del fuoco e Batman Begins) e ha dichiarato di essersi ispirato per il suo Joffrey al Commodo di Joaquin Phoenix ne Il Gladiatore.
Ed eccola qua, la calamita perfetta per schiaffi. Una gif animata che i fan di Game of Thrones guarderebbero per ore...