11 febbraio 2016

Berlinale 66: un bastimento carico di (belle) promesse

Diversamente dal Festival di Cannes, che rivela in un sol colpo i film selezionati per la nuova edizione, Berlino scopre progressivamente gli ingredienti del suo paniere cinematografico creando un'attesa che oggi finalmente può essere appagata. Riflettori accesi allora sul red carpet di Potsdamer Platz e fischio d'inizio in sala per un'edizione che accanto alla consueta forza d'occupazione (cinematografica) americana segna qualche importante novità, su tutte il sostanzioso contigente francese. Concorso, fuori concorso, Panorama, Forum, Generation, Retrospettiva, quest'anno consacrata al 1966 tra le due Germanie, la Berlinale è il Festival dell'abbondanza. Tanti, tantissimi film perché tanti, tantissimi sono pure gli spettatori e non solo professionali. Ricordando il palmarès coerente ma senza rischi del 2015, che consegnava la vittoria a Jafar Panahi (Taxi Teheran), e in attesa di conoscere il vincitore dell'Orso d'oro del 2016, solleviamo il sipario e godiamoci lo spettacolo.

Gli americani

Apre le danze la commedia nera e sfrenata dei fratelli Coen (Ave, Cesare!) che approdano nella Hollywood degli anni Cinquanta per seguire l'inchiesta di Eddie Mannix (Josh Brolin), 'detective privato' ingaggiato dagli Studios per risolvere problemi (di qualsiasi natura) e proteggere l'immagine delle star da eventuali scandali. Al centro della storia il misterioso rapimento dell'attore Baird Whitlock (George Clooney), vedette in un peplum monumentale di cui non ricorda mai le battute. L'affaire prende una piega inattesa che precipita Mannix nel 'futuro' con spada e sandali. Cesare maldestro e attore obsoleto, George Clooney è il divo di una galleria di star che annovera nelle sue fila Josh Brolin, Channing Tatum, Jonah Hill, Ralph Fiennes, Scarlett Johansson, Tilda Swinton, Frances McDormand, traslocati nell'età dell'oro hollywoodiana. Spostandosi idealmente da Los Angeles a Chicago, atteso è pure Chi-Raq di Spike Lee, anche lui fuori concorso e affollato da un cast altrettanto stellare. Versione 'aggiornata' della "Lisistrata" di Aristofane, Chi-Raq trova in Teyonah Parris la sua eroina e in Samuel L. Jackson il coro di una 'commedia classica' che nega il sesso agli uomini in cambio della pace e in memoria di un bambino ucciso da una pallottola vagante. Dopo aver urlato al complotto e invitato i 'fratelli' a boicottare la serata degli Oscar, Spike Lee fa una pausa a Berlino avvicinando con humour un soggetto drammatico: la violenza che aggredisce Chicago. Chi-Raq non è un titolo consacrato all'ex presidente francese ma la contrazione di Chicago e Iraq, perché il numero di omicidi commessi a Chicago supera attualmente il numero di soldati delle forze speciali americani uccisi in Iraq. Grande curiosità suscita anche Midnight Special di Jeff Nichols, dichiarazione d'amore al figlio e nuova avventura ambientata nel torpore degli States. Quarto film di Jeff Nichols e quarta collaborazione con Michael Shannon, l'autore conferma il suo attore feticcio e dirige una storia di science-fiction. Al cuore dell'intrigo un padre e un figlio inseparabili. Il ragazzo scopre presto di avere poteri sovrannaturali e per questo diventa bersaglio delle autorità e di movimenti religiosi. Risoluto a proteggerlo con tutti i mezzi, il genitore veglia su di lui in attesa che si compia un destino di cui ancora non misura la portata. Omaggio ai registi che ama, Joe Dante e John Carpenter, Nichols realizza un road movie col tandem Michael Shannon e Jaeden Lieberher, affiancati da Kirsten Dunst e Adam Driver, stella nascente e cattivissimo di Star Wars: Il risveglio della Forza, Bill Camp e Sam Shepard, già diretto in Mud.

Gli europei

Passando dagli Stati Uniti all'Europa, la Francia schiera L'avenir di Mia Hansen-Løve con Isabelle Huppert, insegnante di filosofia sull'orlo di una crisi di nervi e di un divorzio, Roman Kolinka, figlio di Marie Trintignant e Richard Kolinka (batterista dei Teléphone), e tre gatti. Dopo il bellissimo Eden, ritratto a percorso misto (trionfi e disillusioni) di un ragazzo e di una generazione raveuse, la giovane autrice francese dirige un film di rinascita, la storia di una donna che deve ricominciare da capo. In concorso ancora Quand on a 17 ans di André Téchiné che racconta il burrascoso rapporto tra due ragazzi che si fronteggiano violentemente malgrado i tentativi delle famiglie e della scuola di separarli. Sandrine Kiberlain veglia su un cast giovane che schiera la promessa Kacey Mottet Klein. Fuori concorso invece è l'attesissimo Saint-Amour, commedia etilica di Gustave Kervern e Benoît Delépine, che riunisce la celebre coppia Depardieu-Poelvoorde sullo schermo dopo Dumas. Viaggio iniziatico di un padre e un figlio, Saint-Amour fa il paio con Des nouvelles de la planète Mars, commedia fuori concorso di Dominik Moll che ruota intorno al genitore in ambasce di François Damiens (La famiglia Bélier) alle prese con il divorzio, i figli eccentrici e il collega scapigliato di Vincent Macaigne.

Da questa parte delle Alpi l'Italia concorre col documentario di Gianfranco Rosi, Fuocoammare, girato a Lampedusa, isola di pescatori e di migranti di passaggio per l'altrove. Sensibile da sempre al tema dei profughi, il concorso berlinese punta sul film di Rosi e sul suo protagonista, un ragazzino lampedusano di dodici anni, testimone muto o partecipe del dramma di uomini, donne e bambini che si consuma sotto i suoi occhi. Parla inglese invece Alone in Berlin, adattamento del romanzo omonimo di Hans Fallada (in italiano "Ognuno muore solo") sulla resistenza tedesca al nazismo, diretto da Vincent Pérez e interpretato da Emma Thompson e Daniel Brühl. Ambientato nella Berlino degli anni Quaranta e all'indomani della capitolazione della Francia, la coppia formata da Anna e Otto Quangel perde il figlio al fronte. Con lui sparisce la loro unica ragione di vita ma poi qualcosa accade. Puntando più a nord, torna in concorso Thomas Vinterberg con The Commune ispirato agli anni dell'infanzia. Cresciuto tra il 1975 e il 1986 all'interno di una comune intellettuale aperta in un sobborgo di Copenaghen, l'autore danese ne ripercorre le tappe e ritrova due attori di Festen, Ulrich Thomsen (Il grande quaderno) e Trine Dyrholm (Love Is All You Need). Dopo il paesaggio romanzesco britannico (Via dalla pazza folla), Vinterberg torna a casa e mette in scena nella società danese degli anni Settanta una coppia di accademici con una figlia e un sogno: la condivisione. Poi 'uccisa' dall'individualismo degli anni Ottanta. In concorso è anche A Lullaby to the Sorrowful Mystery di Lav Diaz, autore filippino di un cinema il cui splendore è commisurato alla sua durata. Premiato col Pardo a Locarno nel 2014 (From What Is Before), presenta a Berlino un'opera monumentale, un fiume segreto che scorre otto ore, proseguendo la superba allegoria della storia del suo paese. Un cinema che non lascia indenni, pieno di una bellezza brutale e privato di tutti gli artifici della seduzione, l'esposizione poetica, quasi etnografica, di un paese e di un popolo martoriato tra dittature e disastri naturali.

Gli omaggi

Perfezionato e ai nastri di partenza, il programma della 66esima edizione della Berlinale omaggia David Bowie con L'uomo che cadde sulla Terra, Alan Rickman con Ragione e sentimento, Ettore Scola con Ballando, ballando e saluta l'ingresso di Genius, biopic sulla vita di Maxwell Perkins, celebre editore americano che pubblicò tra gli altri Thomas Wolfe, Ernest Hemingway e Francis Scott Fitzgerald.Interpretato da Colin Firth, affiancato da Jude Law e Nicole Kidman e diretto da Michael Grandage, regista di teatro che debutta al cinema, Genius è un'altra delle sorprese che riserva il Festival di Berlino a pochi giorni dal varo. Un bastimento carico di promesse cinematografiche che aspettano soltanto di essere mantenute.