20 marzo 2016

Batman, Superman e Wonder Woman, che la sfida abbia inizio

Non c'è nessuno, nell'empireo degli eroi a fumetti maggiori, come Batman. Nessuno ha fatto un uso migliore di nessun potere, o per dirla con ancora più epica, nessuno ha dimostrato come lui che costanza, allenamento, determinazione, intelligenza e preparazione se portati al massimo livello sono in sè un superpotere. In Batman v Superman: Dawn of Justice addirittura tutte queste doti tremendamente non super gli permetteranno di confrontarsi ad armi (quasi) pari con il Dio in terra, il simbolo di potenza e invincibilità per antonomasia. Il fascino dell'uomo che volle farsi pipistrello sta tutto qui, nel suo atteggiamento burbero e crepuscolare, nell'amarezza delle sue storie, nel tono noir e disperato della città in cui opera (Gotham anche in una bella giornata di sole sembra un luogo in cui niente di buono può accadere), nel fatto che niente di quel che fa sia mai facile ma tutto sia frutto di fatica, studio e allenamento. Batman è di fatto il noir nel mondo dei supereroi e quindi il suo personaggio più cinematografico. Un'aggressione segna la vita di Bruce Wayne, quella subita assieme ai propri genitori all'uscita, guarda caso, di un cinema in cui si proietta Il segno di Zorro. Martha e Thomas Wayne moriranno lì, lasciando il piccolo Bruce orfano ed erede di un impero. Cresciuto dal maggiordomo Alfred non appena può inizia a girare il mondo per apprende le arti marziali, le tecniche di meditazione e per affinare tutto quello che gli sarà utile per combattere il crimine nella sua città. La conoscenza come strumento di potenziamento. Per incutere timore si maschera da uomo pipistrello e per confondersi nell'oscurità si muove di notte. Emblema stesso dell'uomo novecentesco, che attraverso la tecnologia prolunga e aumenta i propri sensi, Batman è il supereroe contemporaneo, materialista ed illuminista, armato "solo" di intelletto e scaltrezza. Privo di una vita privata che possa essere minacciata o di affetti da proteggere, Bruce Wayne è dedito anima e corpo alla sua causa e questo è il suo primo vantaggio. Nessuno può disporre di mezzi e strumenti economici superiori ai suoi e non c'è impresa personale che non possa autofinanziarsi. Oltre al suo intelletto fino e alla sua vasta conoscenza scientifica (solo raramente fa sfoggio di una cultura altrettanto profonda nell'ambito umanistico), Batman vanta anche una dirittura morale incrollabile e una forza d'animo non comune. Queste risultano caratteristiche fondamentali nelle sue storie, nelle quali etica e sanità mentale sono spesso territori di negoziazione. I suoi nemici infatti vengono non finiscono in galera ma nell'Arkham Asylum, cioè in un manicomio criminale, e spesso cercano di farlo impazzire o attirarlo in dilemmi etici, nei quali ad essere in crisi è la sua visione del mondo. Tormentato dallo spettro del fallimento e dall'idea di non essere all'altezza, Bruce Wayne ha il suo vero punto debole nella propria natura umana e nella paura della propria fallibilità. Dedito al raddrizzamento dei torti e dilaniato all'idea di non riuscire a prevenire crimini simili a quello che ha eliminato la sua famiglia, Bruce Wayne vive problematicamente i propri limiti. Con uno sforzo di astrazione si può facilmente affermare che tutta la grande storia di quest'eroe racconti in realtà il tentativo dell'uomo contemporaneo di estendere la propria efficienza attraverso strumenti che vanno dal tecnologico allo spirituale. Batman, in poche parole, sa fare tutto e al massimo livello perché solo così può ridurre al minimo i propri errori, cioè la propria componente umana, là dove i suoi colleghi invece possono sempre rimediare grazie alle loro qualità superumane. Sempre sotto l'occhio pubblico, bersaglio dei media, amico del sindaco e personaggio influente della vita politica ed economica, Bruce Wayne vive sulla propria pelle la dialettica tra giorno e notte. Se di notte è l'uomo pipistrello, il massimo del nero, di giorno è un miliardario, filantropo, frivolo e playboy, cioè il massimo del solare. Contrariamente agli altri eroi, che di giorno nascondono se stessi mascherandosi da uomini terribilmente ordinari, Bruce Wayne è un personaggio pubblico noto a tutti, costantemente nell'occhio di ogni ciclone mediatico, potente anche nei suoi panni ordinari, solo di una potenza differente. Se Batman è infatti potente grazie alla propria volontà di ferro e alla propria dirittura morale, Bruce Wayne è potente per lignaggio e fa di tutto per apparire privo di qualsiasi volontà o dedizione al lavoro. Riluttante a storie sentimentali stabili combatte qualsiasi donna cerchi d'insinuarsi tra lui e la propria missione. Wonder Woman Gli eroi son tutti giovani e belli canta Guccini ma è Wonder Woman la più bella. Forgiata nell'argilla, forte come Superman e splendente come Afrodite, Wonder Woman è la più celebre supereroina dei comics. Donna meravigliosa e magnifica ossessione (a forma di nuvola), 'nasce' nel 1941 sulle pagine di "All Star Comics" e da un'idea di William Moulton Marston, psicologo, teorico del femminismo e inventore della macchina della verità, traslata nel lazo d'oro della sua eroina. Protetta dagli dei e amata dagli uomini, è venuta sulla terra 'a miracol mostrare' dentro un costume che è materia cult della pop culture. Incarnata con successo sul piccolo schermo da Lynda Carter e in attesa di scoprire la versione di Gal Gadot (Batman v Superman: Dawn of Justice), facciamo un passo indietro e ripercorriamo, in bilico su un paio di stivali lucidi, le gesta di un'eroina salvifica, portavoce di pace e diplomazia. C'è un'isola impossibile da raggiungere per gli uomini, ma non per l'aereo di Steve Trevor, dove cresce in forza, saggezza e bellezza la principessa Diana. Figlia di Ippolita, regina delle Amazzoni a cui Afrodite la offre come un dono, ha occhi blu e capelli corvini, è più forte di Ercole e più veloce di Mercurio, più saggia di Atena e mirabile di Venere. Ideata da William Moulton Marston, debutta nel 1941 dopo Superman (1938) e Batman (1939) e rivela al mondo la sua miscela nonviolenta di forza, compassione e bontà. Gli anni sono bui, Hitler, più sadico dei cattivi dei fumetti, marcia sull'Unione Sovietica e i lettori hanno voglia di smarrirsi in storie avventurose dove il bene trionfa sempre sul male. Precipitata nel caos della Storia e di una legione di colleghi, Wonder Woman pratica l'arte di trattare e si guadagna nel 1942 un fumetto interamente dedicato a lei. La guerra incombe e per il suo creatore, l'eroe si può migliorare solo cambiando 'genere'. Ambasciatrice delle Amazzoni e cuore della triade della DC con Superman e Batman, Wonder Woman è inviata sulla terra con la missione di divulgare gli ideali di pace e armonia del suo popolo. A produrre il viaggio è l'incidente aereo di Steve Trevor, pilota dell'esercito americano precipitato sull'isola leggendaria. Soccorso da Diana con cuore e raggio viola, Trevor guarisce, innamorandola. I tempi sono maturi per lasciare e andare diventa un destino. Nonostante le resistenze materne, Diana non retrocede rispetto al proprio desiderio e 'sconfina', traslocando sulla terra e combattendo i nazisti al fianco di Trevor. Lontana da casa, la principessa guerriera adotta l'identità di Diana Prince e al momento opportuno deflagra in 'femmina meravigliosa' dotata di poteri sovrannaturali che nel corso degli anni perderà per poi riconquistarli. Dentro un costume che richiama quello di Superman e un paio di culotte blu cariche di stelle bianche, Wonder Woman soccorre il mondo. Tiara in testa e aquila sul petto, affronta vilain eccentrici armata di bracciali d'oro. Nata per essere corrispettivo di Superman, nondimeno la bella amazzone 'indossa' la bandiera come Capitan America a cui aggiunge il simbolo fondamento del sogno americano: un aquila su fondo rosso, rappresentazione del volo che la solleva sopra agli uomini e alla miseria umana. Il corredo bellico comprende due armi principali: i braccialetti indistruttibili che possono resistere a qualsiasi attacco, rimbalzare proiettili o, percossi l'uno contro l'altro, produrre un potente campo di forza e il lazo aureo con cui smaschera le menzogne degli avversari e allude in maniera inconfutabile al vero mito americano dell'eroe, quello della Frontiera. Alla maniera dei suoi illustri colleghi, Wonder Woman conosce negli anni sviluppi, crisi, eclissi, rilanci, begins e returns. La creatura generata da William Moulton Marston 'muore' con lui nel 1947 e viene adottata da Robert Kanigher che ridimensiona il côté femminista e la uniforma alle supereroine dell'epoca, fornendola di nuove abilità e gadgets, come gli orecchini che le permettono di respirare nello spazio, l'aereo invisibile e la tiara-boomerang. Anche il costume della supereroina va incontro a revisioni e nel clima repressivo degli anni Cinquanta (maccartismo) la sua mise aderente, come la convivenza di Batman e Robin, suscitano il sospetto dei censori e interventi moralizzatori. In società e col nome proprio di Diane Prince veste principalmente la divisa. Arruolata' nel '41 e in piena guerra, il suo abbigliamento civile mantiene un legame forte con la stagione bellica delle origini. I suoi poteri, ottenuti per retaggio divino, come favoleggia Mike Esposito negli album del 1958, la rendono praticamente invulnerabile. Al debutto degli anni Sessanta si tinge i capelli di biondo e abbandona ogni legame con la Storia (la Seconda Guerra Mondiale). Resistente a tutto, diversamente da Superman non ha punti deboli e gli autori che si susseguono non cercano espedienti narrativi per rendere vincibile un'invincibile. Almeno fino alla fine degli anni Sessanta, quando Mike Sekowski la priva improvvisamente dei suoi poteri centrando e sviluppando il suo travaglio esistenziale. Dibattuta tra due mondi, quello delle origini e quello d'adozione, e tra due nature, quella umana e quella ultraumana, Wonder Woman prova ad integrare i differenti valori e le differenti attitudini fino a scegliere per gli uomini e la Terra. Gestrice di una boutique rinuncia ai suoi poteri e diventa semplicemente Diana. L'affianca però un mentore cinese, I Ching, da cui apprende le arti marziali e la padronanza delle armi da fuoco. Ma il vento del Sessantotto soffia forte e impatta la supereroina che nel 1973, sotto l'impulso di Gloria Steinem, giornalista e leader del femminismo, recupera il suo costume e i suoi superpoteri. E non finisce qui, variazioni e correzioni alla 'materia' si avvicendano negli anni. Agli sconvolgimenti epocali e al mutamento ideologico corrispondono i mutamenti nelle strutture narrative che con la contemporaneità si fanno evidentemente più complesse. Tutte le serie pubblicate dalla DC Comics poi si collocano all'interno dello stesso universo (continuity) stabilendo una possibilità di crossover e una necessità di non contraddizione. Il revisionismo degli anni Ottanta fa il resto, emancipando il fumetto supereroico dall'essere genere di pura evasione, imponendo articolate nuance psicologiche contro identità avventurose dotate di valori categorici, esaltando lato oscuro e contraddizioni dei supereroi e facendone gli strumenti per affrontare temi 'seri'. Il concetto di identità segreta dei supereroi, lo spiega molto bene David Carradine a Uma Thurman in Kill Bill, confrontando Bruce Wayne (Batman) con Clark Kent (Superman). Il primo diventa eroe indossando la maschera, il secondo diventa super togliendola. Allo stesso modo la maschera sociale di Wonder Woman è Diana Prince. L'umano Bruce Wayne decide di indossare l'identità di un 'pipistrello', rivedendo il grosso chirottero che lo aveva suggestionato, i superumani Superman e Wonder Woman infilano un'identità civile per celare il senso di eccezionalità (e diversità) tradito dal nome, nomi propri o fuori norma coniati per dipingere sui personaggi altre sfumature. Diana Prince nasconde neanche troppo sottilmente le origini nobili e divine insieme dell'eroina. Se per Superman sussiste una forte dicotomia tra l'aspetto del supereroe e quello del suo alter ego in borghese, Wonder Woman appare ugualmente desiderabile anche nella versione umana, riparando come Clark Kent dietro un paio di occhiali che amplificano l'intensità dello sguardo e una divisa che prova a contenere un fisico smagliante, immortale, portatore di valori eterni e congelato in un limbo al di là del tempo. Come Superman l'identità di Wonder Woman non intende il suo passato o il suo carattere, ma un dato di fatto del tutto pragmatico, come l'appartenere a una specie o a un'altra. Nella fondamentale differenza tra apparenza e realtà, la guerriera amazzone rivela un sentimento che resiste alle declinazioni. È l'amore la kryptonite di Wonder Woman, l'amore per il suo pilota il trauma che la mette in movimento e la muove dal paradiso alla terra, perché il desiderio nel suo momento sorgivo è sempre rottura di un equilibrio, dell'ordine fino allo smarrimento e al disorientamento. Nel bene e nel male l'amore comprende un 'eccesso' che Diana ha saputo riconoscere, scegliere, comprendere, organizzare in un sentimento universale. Ma i suoi autori e i suoi super-sensi la volgono adesso verso nuovi lidi e una nuova relazione con un eroe spavaldo e scisso tra la natura umana, troppo umana di Clark Kent, e quella del superuomo fasciato di blu. Lei intanto gira su stessa e con un'improvvisa esplosione (ri)torna wonder, salva il mondo e ci acceca di bellezza. Lo chiamano Superman, perché può volare o sollevare un palazzo con una mano, oppure l'Uomo d'Acciaio, per la capacità di resistere a qualunque colpo gli venga inflitto. Ma non sono di metallo i suoi sentimenti, né l'affetto quasi paterno che prova per la razza umana, nonostante i suoi innumerevoli difetti. Quella di Superman è un'identità segreta, necessariamente celata agli abitanti di Metropolis: nella vita di tutti i giorni il supereroe si fa chiamare Clark Kent, indossa occhiali dalla montatura pesante ed è un timido reporter. Ma il nome vero, che nessuno o quasi conosce, è Kal-El, ultimo sopravvissuto della sua specie, estinta insieme al suo pianeta di origine Krypton. Prima che la catastrofe si abbatta su Krypton il padre Jor-El lo invia sulla Terra, ancora bambino, per permettergli di acquisire i suoi superpoteri grazie alle radiazioni solari. Kal-El cresce così in mezzo agli uomini, nella piccola Smallville, scoprendo di avere poteri straordinari e di essere speciale, diverso da tutti gli altri. A differenza di molti altri supereroi, mossi da un trauma, da un'alterazione genetica o da una precisa causa scatenante, Superman sceglie di utilizzare i propri poteri per difendere il pianeta e la nazione che lo hanno ospitato quasi naturalmente, come se si trattasse di una necessità inevitabile. Per gli Stati Uniti d'America, che Superman onora con i colori patriottici del suo costume, diviene un simbolo di speranza, prima durante la guerra contro il nazismo e poi durante la guerra fredda. Superman ha il privilegio di essere umano e alieno nello stesso tempo e di ereditare le virtù di entrambe le specie. Dalla prima ha preso l'amore, il sentimento che prova per Lois Lane, collega del Daily Planet, e la pietà, che gli impedisce di uccidere qualsiasi essere vivente. Grazie alla sua natura umana Superman è in grado di mettere i suoi poteri semi-divini al servizio di una causa, per aiutare chi ha più bisogno o sconfiggere chi attenta alla pace, come il diabolico Lex Luthor o Mxyzptlk, folletto della quinta dimensione. Luthor, nemesi di Superman, sfrutta all'opposto il talento offertogli dalla natura - un'intelligenza superiore - per potersi approfittare degli altri e per elaborare piani che hanno come fine ultimo la supremazia individuale, a scapito della comunità. I nemici di Superman conoscono un unico suo reale elemento di vulnerabilità e lo sfruttano in ogni occasione per cercare di avere la meglio sull'eroe. Come le radiazioni solari rendono Superman ciò che è, così un minerale del suo pianeta di origine, la kryptonite verde, annulla i suoi poteri e lo indebolisce fino a ridurlo alla mercé dei suoi nemici. Kryptonite a parte, solo le bizze di Lois Lane possono domare la volontà incrollabile dell'Uomo d'Acciaio. Mentre Batman o molti supereroi Marvel ("supereroi con super problemi") hanno una componente prevalente di umanità che li porta a vivere con conflittualità la loro missione di vigilantes del mondo, Superman, al contrario, deve sempre ricordare di essere tra gli umani. La sua vita e le sue imprese sono un atto di solidarietà, compiuto scendendo da un virtuale piedistallo. In questo senso la sua vita come Clark Kent gli serve per capire di più le fragilità e le emozioni che provano gli uomini, aiutandolo a mantenere un difficile equilibrio. "Superman è quel che posso fare, Clark è ciò che sono". Pur potendo divenire tale, Superman non sceglie mai di recitare il ruolo di un dio, tutt'al più di un benevolo custode. I suoi poteri soprannaturali lo portano però spesso a essere visto come una minaccia e a incutere terrore agli uomini, nonostante gli sforzi in senso contrario di Kal-El. Anche in seno alla Justice League, lega di supereroi di cui fa parte anche l'amico-nemico Batman, il rapporto con gli altri difensori della legge e dell'ordine è reso problematico dalla sua super-natura, da sempre e per sempre dono massimo e condanna alla perenne diversità. Non a caso Alan Moore confezionerà per lui il finale forse inevitabile: la rinuncia ai propri poteri e la definitiva accettazione del suo essere uomo.