08 agosto 2016

Attenti al lupo (mannaro)

Dall’Uomo Lupo della Universal (in giro addirittura dal 1935) ai lupi mannari giovani e bellocci della serie Twilight, i licantropi hanno attraversato la storia di Hollywood, artigliando e sbranando qualsiasi cosa si trovassero di fronte. O facendo il surf su un furgone, una delle due. Ecco cinque lupi mannari cinematografici memorabili. di Alessandro “DocManhattan” Apreda
Il primo licantropo celebre che incontriamo in questa lista è Jack Nicholson, nel film del ’94 di Mike Nichols che in originale si intitola semplicemente Wolf. Will Randall non sta passando un bel periodo: un lupo investito per strada lo ha azzannato a una mano quando ha provato a soccorrerlo (vai a far del bene…), sul lavoro gli ha fatto le scarpe un tizio più giovane e molto viscido, e sua moglie, ciliegina sulla torta, se la fa con quest’ultimo. Cosa può andare più storto di così? Ah, già, quel lupo non era un lupo qualsiasi… Seguono notti di furore e amore con la bella Laura, Michelle Pfeiffer, che dopo esser stata Ladyhawke è pronta per diventare Ladywolfe.
La curiosità: il registra, Mike Nichols, voleva che nell’ultima scena del film Michelle Pfeiffer indossasse una felpa rossa con cappuccio. L’attrice considerò però la trovata da Cappuccetto Rosso ridicola e si rifiutò di farlo.
Torniamo indietro di un decennio buono fino al 1981, anno di uscita di uno dei film più celebri del genere, Un lupo mannaro americano a Londra del grande John Landis. David e Jack sono due studenti statunitensi in vacanza in Inghilterra. In una notte di luna piena si imbattono pure loro in un lupo diverso dagli altri: Jack muore, David si risveglia in ospedale alcune settimane dopo. La brutta notizia: quello che il lupo gli ha trasmesso non si cura con un paio di aspirine… Scritto e diretto da Landis, il film si aggiudicò il primo Oscar per gli effetti speciali della storia, grazie al lavoro del celebre truccatore Rick Backer. In totale, Backer ha vinto in carriera ben sette Oscar (su 11 nomination!).
La curiosità: tutta la crew e quasi tutto il cast erano inglesi: la produzione chiese solo quattro permessi di lavoro, per John Landis, Rick Baker, David Naughton e Griffin Dunne. Sorsero dei problemi per quest’ultimo, perché l’ufficio preposto sosteneva ci fossero giovani attori americani in Gran Bretagna a sufficienza per interpretare Jack. Landis minacciò allora di far saltare tutto, spostandosi oltremanica e reintitolando il film Un lupo mannaro americano a Parigi, e come per magia il permesso saltò fuori…
Wolfman (in originale The Wolfman) di Joe Johnston è il remake dello storico L'uomo lupo (The Wolf Man) del 1941 di George Waggner. Fine Ottocento, Lawrence Talbot (Benicio Del Toro), torna in Inghilterra dopo aver fatto l’attore di teatro in America, per scoprire cosa abbia provocato la morte di suo fratello. Risposta: la stessa bestia che morderà anche lui. Pare inoltre che il problema con la licantropia sia in famiglia piuttosto grave e ben radicato. Segue love story con Emily Blunt e brusco, ehr, scambio di opinioni con sir Talbot, Anthony Hopkins. Anche qui Rick Backer ha ricevuto l’Oscar per il miglior trucco.
La curiosità: L’orso degli zingari che si vede nel film? Quelle sequenze sono in realtà delle riprese riciclate da La bussola d'oro (2007), dopo aver tinto digitalmente la pelliccia dell’orso bianco.
In quel di Hollywood è da sempre piuttosto frequente che gli studios si facciano concorrenza sullo stesso campo: Deep Impact e Armageddon, Mission to Mars e Red Planet, e così via. Per i licantropi avvenne la stessa cosa nell’81, perché quasi contemporaneamente al film di Landis uscì L’ululato (The Howling) di Joe Dante. Ingredienti: un serial killer, una tranquilla comunità di montagna che tutto è tranne che tranquilla, una povera Dee Wallace che deve combattere contro un destino avverso. Qui il truccatore era Rob Bottin, noto soprattutto per Robocop, Atto di Forza e Fight Club.
La curiosità: essendo uscito qualche mese prima del film di Landis, L’Ululato è il primo film della storia in cui si vede una trasformazione senza stacchi da uomo a licantropo. Nel 1981 uscirono altri due film sui licantropi, Wolfen - La belva immortale di Michael Wadleigh e la commedia Che fatica essere lupi (Full Moon High) di Larry Cohen.
Ma la commedia sui licantropi per eccellenza è il Voglia di vincere (Teen Wolf) di Rod Daniel, con un Michael J. Fox che stava per entrare nel mito, proprio quell’anno, al volante di una DeLorean. Scott Howard per diventare un licantropo non ha bisogno di esser morso, perché quella dei lupi mannari è una tradizione di famiglia. Poco male, utilizzerà il suo nuovo dono per fare il figo a scuola e far colpo sulla più bella dell’istituto. Anche se poi, sai che c’è? Meglio esser sé stessi e accorgersi della ragazza della porta accanto, come ogni bravo eroe post-adolescente degli anni 80.
La curiosità: il film uscì in Italia dopo Ritorno al Futuro e per questo il nome del protagonista fu cambiato dal distributore italiano da Scott a Marty, come McFly. Oltre alla serie TV Teen Wolf del 2011, dal film sono nati una serie animata (1986) e il seguito Voglia di vincere 2 (Teen Wolf Too, 1987), incentrato sul cugino di Scott/Marty, Todd Howard, che si dedica alla boxe anziché al basket.