21 agosto 2017

Atomica bionda, l'attenzione al corpo... di Charlize Theron

Nelle ombre di un mondo che sta per crollare insieme al Muro che ne era stato uno degli emblemi si ridefiniscono le alleanze, vecchie e nuove fedeltà. E, tra coloro che tradiscono, si intuiscono altri che sembrano provare ad essere coerenti con le proprie missioni.

Senza scordare il Machiavelli d'ordinanza ed i continui combattimenti, la costruzione parallela tra storia pubblica - le proteste contro e poi il crollo del muro di Berlino - e storia segreta - la spy-story raccontata - richiama le paure e la fascinazione del complotto internazionale, guerra "calda" negli anni della Guerra Fredda. Due storie che solo episodicamente si incontrano ma che s'influenzano, l'un contro l'altra armate, dettandosi i tempi ed i contesti d'azione. Atomica Bionda è un film dal grande ritmo, da una regia coraggiosa che nonostante i cambi di scena e la trama dai contorni sempre riscritti dalle delazioni e dagli inganni, riesce a dare sostanza e continuità al lungometraggio. Il fittissimo tappeto musicale anni '80, con molto pop e new wave, che risalta spesso per assenza, facendo sentire il vuoto sul quale si muovono i personaggi, aiuta a dipingere il volto di una Berlino in fermento, città che diventa più di un semplice sfondo all'azione. Anche se il titolo del film voleva richiamare l'arma atomica, quello che va in scena è un elogio della scazzottata ed una danza di corpi, sensuali o feriti, pallidi di paura e polvere fino ad assomigliare a degli zombie eppure sempre pronti ad un'altra cena di gala, ad un altro inganno. Il corpo è soprattutto quello magnetico di Charlize Theron che seducente o sfigurata funge da aggregatore dell'intera narrazione e senza controfigure conduce anche le scene più spericolate. Il suo volto sfigurato sembra essere il punto di partenza della narrazione, il mistero da risolvere. Quando rantola cercando le ultime energie in un combattimento, quando fa l'amore con la spia francese, quando esce da una piscina piena di cubetti di ghiaccio o quando abbassa gli occhiali da sole mostrando un volto sfigurato da lividi ed ecchimosi si capisce che è lì il focus dell'intera vicenda.

L'attenzione al corpo è d'altronde il riflesso di un film che si muove in un'architettura di verità parziali e trompe-l'oeil, per addentrarsi nelle quali è necessario un punto di riferimento, un elemento di continuità che prima che essere la narratrice-protagonista (la quale d'altronde potrebbe anch'essa ingannare) è la sua fisicità nella relazione con le altre fisicità, che sia per motivi di affetto, d'inganno o di scontro.